Victor Serge.
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I maestri cantatori.
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Titolo originale: Ce que tout rvolutionnaire doit savoir sur la rpression.
1925. Librairie du Travail, PARIS.
1980. Edizioni SENZA GALERE di Vincenzo Ruggiero, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Edizione conforme al testo pubblicato da Franois Maspero, Paris 1970 curata dal Collettivo Editoriale SENZA GALERE: Ermanno Gallo, Vincenzo Ruggiero, Roberto Silvi.
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Il capitolo 4: Le Problme de la Rpression rvolutionnaire, non strettamente attinente alla tematica che si intendeva evidenziare,  stato tralasciato.
D'altra parte, come lo stesso autore sottolinea nella breve introduzione, il testo non  nato da un progetto organico ma  costituito da articoli scritti in periodi differenti e stimolati da circostanze politiche diverse, che solo in seguito sono stati riuniti in volume. L'originario messaggio di Serge non per questo risulta mutilato: "...C'est qu'il n'est de force au monde qui puisse endiguer le flot rvolutionnaire quand il monte, et que toutes les polices, quels que soient leur machiavllisme, leur science et leurs crimes, sont  peu prs impuissantes..."
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Indice.
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Prefazione.
INTRODUZIONE.
L'OKHRANA.
IL PROBLEMA DELL'ILLEGALIT.
CONSIGLI AI MILITANTI.
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Fine indice.
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I MAESTRI CANTATORI.
SAPER TACERE - SAPER IGNORARE
NON DIRE NIENTE - NON CONFESSARE MAI.
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Prefazione.
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Raramente tradimento, confessione, provocazione e delazione sono stati trasportati sul tavolo chirurgico e vivisezionati con distaccati strumenti scientifici.
Per lo pi ogni tentativo di analisi del fenomeno si  fermato alla descrizione patologica, incapace di una reale notomizzazione delle sue cause storiche e oggettive.
Ignorando gli agenti esterni del "morbo" spesso anche il giudizio marxista ha finito per liquidare con categorie moralistiche comportamenti e "deviazioni" di origine essenzialmente sociale. Cos, senza accorgersene, in virt di quei paradossi che non sono rari nella storia delle ideologie, proprio i materialisti pi rigidi e volgari, peccano di "psicologismo" e "immanentismo idealistico", attribuendo a una sorta di malvagit e di sozzura innata nell'uomo (assai affine, si direbbe, al peccato originale predicato da altre chiese), la responsabilit di cedimenti e infamie politiche.
Certo, assistendo alla tempesta di anatemi e di fulmini ideologici - scagliati contro i "rei di tradimento" in nome di "valori universali proletari" o di "tavole della legge rivoluzionaria" davvero si rimpiange la mancanza di un'etica marxiana, fondata non sulla "legge del cuore", ma sulla critica delle regole che governano questa societ, e sul loro superamento, in vista della reale comunit umana.
E tuttavia, se non compiuto nei risultati, questo fondamentale capitolo della scienza rivoluzionaria risulta ben tratteggiato nel metodo: si tratta quindi di ricorrere ad esso, per illuminare le zone di ombra del processo storico in atto, battendo in breccia ogni spiegazione riduttiva e propagandistica che intende spiegare tutto senza spiegare niente.
A quanto consta non furono molti, in Europa e nel mondo, gli "storici della provocazione e del tradimento" che consacrarono il loro tempo e le loro energie per spiegare, fatti e circostanze alla mano, le cause e gli effetti dell'infiltrazione nei movimenti rivoluzionari.
Burzev, uno dei pochi,  passato alla storia per aver smascherato Evno Azev, il celebre doppiogiochista, capo della sezione di combattimento del partito socialista rivoluzionario russo.
Dopo di lui per molti anni il silenzio.
Uno studioso della tempra di Enzensberger, capace di trivellazioni profonde, ha tentato di aprire uno spiraglio nel tenebroso pregiudizio nel suo "Per una teoria del tradimento" pu essere cos riassunto: allorch il sovrano viene sacralizzato esso diventa tab. Ecco allora che la lesione di questo tab diviene il massimo dei delitti. Il tradimento  una vera e propria trasgressione del tab (e quindi del mana del sovrano che lo fonda), in forza del quale  reso possibile il dominio.
Trasportiamo ora questo assunto dall'altra parte applicandolo allo schieramento rivoluzionario.
"Il potere magico di contagio del tab del tradimento si estende anche a coloro che l'infrangono", scrive Enzensberger.
Il tab del tradimento non viene eliminato dai gruppi rivoluzionari, ma semplicemente spostato. Dopo la rivoluzione, quindi, "si vede scomparire la figura centrale a cui finora veniva riferito il tradimento. Il mana del sovrano si trasferisce 'a valori' e 'beni' astratti, a delle dottrine e ai loro amministratori.
Dal dominio tabuizzato il mana si sposterebbe dunque al partito, al "contropotere", al comitato centrale, ugualmente sacralizzati: il tradimento da parte di un "compagno pentito" o di un infiltrato si configura come lesa maest del gruppo, dell'organizzazione o del nuovo stato.
Il tradimento da una parte o dall'altra della barricata, viene il pi delle volte punito con la pena capitale: infrangere il giuramento, e quindi il tab a cui esso rimanda, significa, infatti, violare l'essenza di ogni patto assoluto.
Non c' dunque alcuna differenza tra chi tradisce il sovrano e chi tradisce il partito rivoluzionario? Possibile che l'essenza di questi atti storicamente e politicamente antitetici sia unica, radicata nell'abisso insondabile degli archetipi sociali?
Scorrendo le pagine di un libro assai documentato sulla "doppia vita di Evno Azev", di G. Pevsner, si  affascinati dalla "diabolica abilit" del traditore: un uomo capace di giocare contemporaneamente i compagni e i sommi dirigenti della polizia segreta, Okhrana, a esclusivo vantaggio personale. O almeno cos sembra, a prima vista. Addentrandosi nelle pieghe della provocazione geniale svolta da quest'uomo si scopre qualcosa di pi. Egli ha portato a perfezione il pi raffinato dei meccanismi del tradimento: il doppio gioco. Azev utilizza le conoscenze accumulate nell'ambiente rivoluzionario per guadagnarsi la fiducia dell'Okhrana; ma, al contempo, usa l'impunit che la polizia segreta gli accorda per mettere a segno alcuni dei pi sensazionali attentati alla bomba del secolo.
Insomma: tradisce e gli uni e gli altri, neutralizzando (per restare nella terminologia enzensbergeriana) il tab dello zar col tab del terrorismo, e viceversa. Ogni mana  dissacrato e, colmo del sacrilegio politico, il pi tremendo dei misfatti non sar punito da nessuna delle autorit offese, poich Azev morir di malattia...
Il traditore  davvero arrivato a "violare il cielo", bestemmiando l'essenza stessa di ogni potere, poich, pur avendo profanato, non  stato punito. Ma non  certo una lettura demonologica che qui ci interessa. Il punto che il caso Azev evidenzia con una chiarezza superiore a qualsiasi altro fatto analogo  questo: il tradimento  un'istituzione quando esso  al servizio del potere costituito;  una missione militante quando  messo a frutto di una organizzazione rivoluzionaria.
In entrambi i casi non pu scaturire da un'inclinazione individuale o da un'ispirazione perversa, poich il tradimento socialmente non finalizzato  nulla. Azev, eccezione che conferma la regola, neutralizzando l'una con l'altra (provocazione e militanza) ha finito per agire e vivere (e in certo senso morire) per una consacrazione superiore, avvenuta suo malgrado: il processo rivoluzionario, con le sue leggi interne e la sua dinamica inarrestabile.  l'apoteosi del determinismo storico: le azioni a favore del "sacro zar" furono neutralizzate da quelle a favore del processo rivoluzionario. Quest'ultime, poi, effettuate da Azev per meglio affermare il proprio prestigio, non furono neppure sminuite dagli scopi meschini dell'individuo, ma andarono ad aggiungersi alla spinta rivoluzionaria oggettiva. La lezione  chiara: in determinate circostanze storiche il tradimento, bench finalizzato all'ordine esistente, non paga. I risultati storici divaricanti ed effettuali e le intenzioni del potere, che pure li foraggia, possono risultare divergenti.
Potr sembrare un paradosso, ma il risultato sociale del tradimento dipende innanzitutto dalla sua origine, dal suo "essere" sociale; come ogni altra manifestazione tesa a uno scopo politico anch'esso d risultati diversi a seconda del contesto e delle combinazioni esterne ad esso concomitanti.
Un altro aspetto, oltre il caso Azev, viene messo a fuoco dalla storia del tradimento.
Gli infiltrati e i provocatori russi al servizio dell'Okhrana erano pi di 40 mila. La cifra non  da poco, considerando che si era all'inizio del '900, con un movimento rivoluzionario circoscritto alle grandi citt e alle capitali straniere. Ma il dato assume un rilievo ancora maggiore, non appena si consideri che questo esercito di spie percepiva stipendi differenziati secondo mansioni, categorie, privilegi, ecc. Essere spia significava essere un funzionario particolare dello stato autocratico, anzi dello zar in persona. Non costituivano forse questi uomini-ombra 40 mila paia di occhi al servizio della reazione e dei suoi massimi potenti?
Procedendo su queste considerazioni ci avviciniamo al cuore dell'istituzione sociale che  il tradimento.
L'ufficio provocatori infiltrati e spie rappresentava una vera e propria branca dell'apparato burocratico pi importante e riservato dello Stato. Era un servizio, s' detto, ma era anche un lavoro.
Se scorriamo l'entit degli stipendi vediamo subito che come lavoro aveva dei vantaggi notevoli: non solo era il pi sicuro degli impieghi statali (posto a un passo dal sancta sanctorum dell'autocrazia), ma era anche tra i meglio retribuiti. Sfrondiamo questi figuri del mito tenebroso e satanico con cui l'aneddotica romantica ha circondato le loro nefande imprese e ci troveremo di fronte - fatte poche e rare eccezioni - a una pletora di squallidi funzionari con problemi di famiglia, un po' miopi, mediocri, golosi, coi piedi gonfi, ingordi e vili come tutti i servi di questo mondo.  un identikit vago, che tratteggia per una classe, o meglio un settore di classe piccolo-borghese. Ci sono in essa studenti ambiziosi e spregiudicati, funzionari falliti, militari con libidine di potere, uomini invidiosi, rottami della crisi, intellettuali inaciditi; insomma: il campionario pressoch immutabile di quei ceti sociali sospinti dalla disoccupazione, dall'ideologia, dall'incertezza, dall'odio per il proletariato e dal terrore della rivoluzione verso una "lealt allo stato" tanto pi turpe quanto pi intricata col loro personale tornaconto.
Senza crisi in generale, senza spostamenti e disgregazioni di classe media, in particolare, l'ufficio del tradimento della provocazione e della infiltrazione avrebbe difficolt a decollare, in ogni epoca e in ogni parte del mondo...
"Gli affreschi del chiostro di Santa Maria Novella mostrano ancora oggi come si eseguivano quelle crudeli sentenze contro i sacrileghi. Di solito, ci voleva un gran numero di guardie per impedire al popolo indignato di sostituirsi al carnefice nel triste uffizio. Ognuno credeva di essere l'amico intimo della Madonna" (Stendhal, La Badessa di Castro).
La collaborazione del cittadino con lo Stato (sia essa informa di infiltrazione o di semplice confidenza) corrisponde alla manifestazione pi forte e pi intima di lealt e amicizia da parte del privato nei confronti del potere pubblico.
Di fronte allo Stato e ai suoi apparati l'individuo reale si autosopprime, rinuncia a qualsiasi autonomia, si pone al servizio dell'Autorit come assoluto.
Si compie, in certo modo, l'identificazione del particolare con l'Universale, attraverso una fenomenologia della sottomissione che  anche fenomenologia dello spirito ricondotto ad Unit indivisibile. Ci che  Legale  Regale, tutto il resto  pura apparenza, velleit torbida e dispersa. In altri termini: perch l'istituzione sociale della collaborazione e del tradimento si estenda e penetri in ogni poro della vita reale occorre che la "societ civile" non solo si senta indifesa e impotente di fronte all'immensa autorit dello Stato, ma che riconosca nello status quo, nei suoi simboli e poteri, la pi forte e la migliore delle verit possibili.(1)
Certo, questa identificazione totale avviene soprattutto in virt della forza, ma a lungo andare essa diviene un abito civile, morale e "religioso". La fedelt totale ed esasperata allo Stato deriva da un'accettazione "teologica" del dominio: fuori dalla norma non c' che falsit e perdizione; chi contesta il potere costituito  succubo del demonio. All'inverso, quindi, chi lo serve fedelmente  un figlio devoto e, come tale, sar ricompensato.
L'inquisizione medioevale - per quanto possa sembrare oggi anacronistico il riferimento - ha prefigurato in modo compiuto la moderna istituzione della confessione e del tradimento, occultandone la natura sociale (senza per riuscire a rimuoverla) sotto il paludamento religioso.
Essendo l'eresia un reato della mente, un tradimento del cuore, esistevano due strade fondamentali per accertare il peccato: la confessione dell'imputato; la denunzia della delazione di altri imputati o di altri cittadini. Il meccanismo pu sembrare oggi ripugnante e desueto, considerando che la procedura era esagerata e il ricorso alla tortura, per ottenere la confessione e quindi la prova inoppugnabile della colpevolezza, apparteneva alla prassi ordinaria. In realt la sua sostanza  rimasta intatta attraverso i secoli.
La denuncia dei propri peccati, presentata in speciali periodi di beneficio e indulgenza resi pubblici dall'Inquirente, e la denuncia delle colpe altrui davano diritto all'immunit. Inoltre: la collaborazione con il Sacro Uffizio, la confidenza, l'infiltrazione tra eretici o presunti tali, erano remunerate, non solo con premi spirituali, ma anche con denaro sonante. E non basta: un aspetto per lo pi ignorato dell'inquisizione medioevale ne mette a fuoco gli interessi economici e sociali (che nulla avevano a che vedere con la salvezza delle anime traviate!). L'eretico confesso, tradito, comunque individuato, perdeva, all'atto della condanna, ogni diritto sui beni terreni. La confisca delle propriet, dei titoli, spesso la distruzione della casa e la persecuzione della famiglia -fino alla terza generazione - erano la punizione secolare, non certo irrilevante, di un peccato spirituale compiuto contro l'Ortodossia.
Ecco quindi che sottomissione alla Verit teologica (La Dottrina ortodossa) e sottomissione alla Autorit temporale (La Chiesa di Roma) divenivano un tutt'uno; per estensione, la rinuncia e la denuncia di qualsivoglia pensiero, credenza o comportamento contrari alle prescrizioni ideologiche dominanti si tramutavano anche in reverenziale fedelt al potere legittimo (principi e monarchi uniti da Roma e, quindi, sacralizzati nell'esercizio del loro dominio terreno dall'Ortodossia cattolica).(2)
Il mana del sovrano che fonda il tab, sul quale poggia e si riproduce il dominio, ha quindi un'origine pi che mai terrena e materiale!
Riproporre oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, lo scritto di V. Serge sulla delazione pu sembrare fuori luogo e di scarsa utilit.
A noi sembra, invece, che il libro possa offrire un'importante traccia metodologica proprio per il modo in cui affronta quegli stessi problemi che nell'attuale congiuntura storica si impongono all'intero movimento di classe.
Il libro si presenta diviso in due sezioni d'analisi.
Nella prima parte Serge si sofferma, con meticolosa descrizione, sui metodi di infiltrazione, di corruzione e di controllo usati per penetrare e smembrare le file rivoluzionarie.
Questo dilungarsi sull'apparente perfezione e strapotere della polizia non pu in alcun modo essere considerato come una demonizzazione del nemico, reso invincibile agli occhi dei rivoluzionari degli altri paesi ai quali Serge si rivolgeva. Da un paese che aveva appena condotto a termine una vittoriosa lotta contro il dominio zarista e dei suoi apparati polizieschi non poteva venire un messaggio disarmante.
Lo scopo di Serge  evidentemente opposto e sta nel dimostrare, con l'incontestabile evidenza dei fatti, come un impiego cos enorme di uomini e mezzi nulla abbia potuto contro un travolgente processo rivoluzionario. D'altra parte  necessario conoscere il proprio nemico, i suoi metodi controrivoluzionari, proprio per avere la possibilit di combatterlo meglio.
Fin quando bisogner sottacere la forza del potere dominante per non demoralizzarsi, vorr dire che non si ha coscienza della propria forza, delle potenzialit dei settori antagonisti della classe, e che non se ne vedono le concrete possibilit di sviluppo.
Se non sono chiari i contorni, la consistenza, le potenzialit e soprattutto la praticabilit fattuale, sul piano collettivo ed individuale, di un processo di trasformazione della realt, diventa difficile individuare la propria collocazione soggettiva al suo interno. Ne risulta un atteggiamento di rimozione dei problemi: si preferisce allora delegare ad altri ogni iniziativa politica o ripiegare su pratiche immediatiste di scarso valore e incidenza progettuale.
Proprio in una fase come quella attuale  necessario, forse pi di prima, la conoscenza delle enormi capacit di controllo e di condizionamento che il potere ha sviluppato.
Sono decenni, ormai, che nell'occidente capitalistico si approntano studi ed esperimenti sulle tecniche di condizionamento dei comportamenti umani.
Negli Usa, gi negli anni trenta, ad Alcatraz, l'isolamento dei detenuti "pericolosi" era usato come strumento disciplinare di controllo. Negli anni cinquanta lo studio delle condizioni di detenzione degli americani imprigionati in Indocina durante la guerra di Corea, rese possibile la sistematizzazione "scientifica" delle tecniche di condizionamento dei comportamenti umani.
Il dottor Edgar H. Schein con passione e dedizione si dedic allo studio della possibilit di modificare i comportamenti dei cosiddetti "criminali anomali" (defective criminal).
Utilizzando alcuni aspetti del trattamento carcerario subto in Cina e Corea dai reduci americani, il dott. Schein arriv alla formulazione di un sistema di detenzione canonizzato in 24 punti, praticato poi nel famigerato carcere di Marion.
Il processo di "addomesticamento" consisteva: nel controllo costante del detenuto da parte del personale carcerario o di detenuti compiacenti; nel totale isolamento da fonti di comunicazioni esterne; nella creazione di un ambiente ostile agli atteggiamenti "anomali" del detenuto; nell'abbondante somministrazione di psicofarmaci (i manganelli chimici)... infine, se necessario, nella somministrazione di "terapie" pi immediatamente efficaci (pestaggi).
In RFT queste tecniche, accoppiate all'arroganza sfacciata del potere, triste tradizione di tutte le forme di governo della Germania, ha dato i risultati che tutti ormai conoscono, fino alle spietate esecuzioni dei compagni della RAF nel chiuso degli isolati ed insonorizzati monumenti del moderno capitalismo.
In Italia non siamo ancora arrivati all'aperto e sfrontato esercizio dell'arbitrio esistente in America Latina, dove vige un doppio sistema di incarcerazione: l'uno ufficiale, l'altro segreto; il primo riservato ai sopravvissuti del secondo, nel quale finiscono tutti i militanti di sinistra arrestati e gettati in balia delle pi incredibili violenze esercitate dagli aguzzini di turno. Ci siamo comunque molto vicini.
Alla tortura fisica(3) e ai pestaggi sistematicamente messi in atto anche nelle aule dei tribunali, si affiancano le nuove procedure giuridiche e i nuovi sistemi di trattamento penitenziario che i paesi a capitalismo avanzato vanno realizzando nel tentativo di modificare e controllare i comportamenti antagonisti.
 cos che carabinieri e magistrati possono, ormai, esercitare ogni sorta di ricatto e di pressione per spingere alla collaborazione chi mostra una maggiore tendenza a cedere psicologicamente e ad accondiscendere agli inviti alla delazione.
La possibilit di fermare e di trattenere chiunque, senza l'obbligo di rendere nota la cosa, pone l'arrestato in una decisa posizione di debolezza. La prospettiva di restare in carcere a vita, le promesse di indulgenza (quando non di denaro e di ville al mare), la perdita di prospettive politiche, l'isolamento totale hanno avuto ed avranno una incidenza decisiva nel determinare la capitolazione di tanti "pentiti"!
La detenzione e la tortura dell'isolamento assumono in questo modo una duplice funzione: da un lato sono strumento della punizione inflitta a sentenza avvenuta (vedi processo al gruppo BR di Napoli); dall'altro risultano arma istruttoria da usare nelle fasi preliminari dell'inchiesta contro chi, in quanto sospettato,  gi parzialmente colpevole.
Si ritorna ad infelici origini.
Nel Medioevo, infatti, il procedimento non contemplava sentenze assolutorie. L'imputato, per il solo fatto di aver dato adito a sospetti, era supposto gi in parte colpevole. Anche se non si riusciva a provare la sua presunta colpevolezza, ad ogni buon conto avrebbe comunque subito qualche pena; non era concepibile che una persona "onesta'' avesse potuto far sorgere dei sospetti sul suo conto.
Oggi le tecniche sono differenti ma la sostanza, per certi versi, resta la stessa.
L'isolamento totale diventa la pena preventiva o definitiva contro i meno accondiscendenti, ma anche lo strumento di ricatto e di condizionamento psicologico contro chi non collabora, contro chi non si pente e non si confessa. La confessione estorta, diventa, sempre pi frequentemente, l'unica possibilit di provare accuse che, quasi sempre, non hanno alcun fondamento reale.(4)
"La polizia doveva vedere tutto, sentire tutto, sapere tutto, potere tutto... La potenza e la perfezione del suo meccanismo apparivano tanto pi notevoli poich trovava nei bassifondi dell'anima umana delle risorse inattese. Ci nonostante non ha saputo impedire niente".
Nella seconda parte del saggio Serge, contrapponendo allo strapotere dell'Okhrana la forza delle contraddizioni oggettive di classe e dei comportamenti soggettivi dei rivoluzionari, mostra l'impossibilit di fermare la storia.
Dei "bassifondi dell'anima umana", di cui parla Serge, abbiamo avuto esempi aberranti incarnati nei nostrani "maestri cantatori".
Ma alcuni aspetti nuovi assunti dal fenomeno della delazione in Italia ed in Europa, il suo essere in parte frutto del movimento, la sua relativa estensione, meritano qualche considerazione in pi.
Una delle tecniche fondamentali che il potere ha usato ed usa per rompere la compattezza di classe espressa dall'antagonismo organizzato e non,  la "Desolidarizzazione".
Essa ha due scopi fondamentali: il primo consiste nel delegittimare i movimenti rivoluzionari e le loro proposte. Questo obiettivo, perseguito tramite i mass-media, le menzogne dei magistrati, la accentuata pubblicizzazione delle divisioni interne al movimento antagonista, lo studiato occultamento di alcune notizie, sulle quali si stende il velo del silenzio, consente loro di agire indisturbati, con tutta la loro violenza, contro le forze antagoniste e i singoli militanti.
"L'opinione pubblica" preferir far finta di non vedere e non sentire, quando non plaudir alle nefandezze del potere costituito.
Il secondo scopo consiste nel creare divisioni e contrasti all'interno delle organizzazioni rivoluzionarie e del movimento pi in generale.
 la desolidarizzazione il seme che il potere sparge all'interno del movimento e nella societ, col proposito di generare delazione e rinuncia.
 questo l'intento, in parte fallito, delle socialdemocrazie di tutto il mondo.  questo il senso dell'invito alla delazione di massa promosso dal PCI e dai sindacati nella loro santa crociata contro il "demone della violenza" per cercare di guadagnare il paradiso governativo.
Se alla desolidarizzazione indotta nella societ e nel movimento da parte del potere si aggiunge quella che lo stesso movimento sviluppa ed alimenta al suo interno non pu venir fuori altro che una catastrofe.
La "chiacchiera", farfalla capace di volare con leggerezza e velocit incredibile, tante volte denunciata come male nefasto dai gruppi e dai personaggi pi diversi nel corso della storia, ha ancora il potere di condizionare i comportamenti.
Una parola detta all'orecchio di qualcuno sul conto di qualcun altro, e il gioco  fatto. Il sospetto, la denigrazione o l'ammirazione, secondo i casi, si diffondono.
Che corrispondano agli interessi del potere o ai bassi fini egemonici dei diversi settori di movimento, gli uni contrapposti agli altri, la "chiacchiera" e il pettegolezzo eretti a sistema di dibattito politico, a lungo andare, non possono che partorire figli deformi.
Delare, belare, in base alle chiacchiere sentite in giro su quanto il tizio ha detto che il caio ha forse fatto:  questa la fragile struttura di molte delazioni dei "pentiti" nostrani.
Saper tacere - Saper ignorare.
Non dire niente (Spiegarsi  pericoloso!). Non confessare mai!
Son queste le semplici parole d'ordine, troppo spesso dimenticate in questo periodo, che Serge ci richiama alla mente con la semplice linearit di pensiero di chi ha idee illuminate da una corretta pratica rivoluzionaria. La mancanza progressiva di un solido terreno di scontro di classe con il quale fare i conti  stata la ragione pi profonda di tutto questo. E a diffondere la sfiducia nella ripresa hanno contribuito non poco i mass-media, (radio, quotidiani...) dello stesso movimento.
Bakai osserva che, nei periodi di successo della rivoluzione, mancavano gli agenti provocatori, i traditori, le spie, ma riapparivano non appena la reazione prendeva il sopravvento(5).
Perch mai, in certi momenti storici, si registra un'inusitata fioritura di "idolatria statuale"?
Non  possibile dare risposte a una cos complessa domanda, se non spostando l'attenzione sul problema dell'autorit morale e storica e sulla questione (che qui necessariamente semplifichiamo) delle aspettative materiali e ideali, suscitate in determinate circostanze dall'autorit rivoluzionaria. Autorit costituita e autorit rivoluzionaria non solo si fronteggiano ma si confrontano su pi piani di paragone. Qualora una delle due parti risulti, a giudizio della maggioranza, incomparabilmente pi forte o pi debole, pi autorevole o pi spregevole, ogni dialettica di confronto viene spezzata. Il verdetto diviene inappellabile: o si vince o si perde. Ritenere che possa esistere una verit storicamente concretizzabile, al di l di questi rapporti di forza compositi (non solo militari, quindi, ma anche morali, culturali e psicologici),  pura illusione.
Il riflusso sociale non ha nulla di misterioso, non subisce arcane influenze astrali. L'esercito strisciante dei delatori, degli infiltrati, dei confidenti, esce da una notte senza tempo:  l'unica risurrezione alla quale i secoli dell'umanit abbiano finora assistito. Ma non sono creature del maligno, n angeli caduti in cerca di riscatto.
Sono le prime vittime, il pi consistente sintomo di due fenomeni compenetrati e, al contempo, contrapposti.
Quando l'autorit rivoluzionaria va scemando, sotto i colpi della reazione e delle difficolt oggettive, quando le aspettative di cambiamento, nelle quali per anni migliaia di compagni hanno investito energie e speranze sono brutalmente frustrate, allora  materialmente spontaneo che avvenga una sorta di ri-sacralizzazione dell'autorit costituita, fin l combattuta o ignorata(6).
La verit che si oppone impallidisce di fronte alla verit che comanda; la trascendenza morale non fa la storia, semmai ne consacra i cambiamenti radicali, ma, in loro mancanza, non pu colmare i vuoti e le aspettative. Cos  avvenuto, negli ultimi tempi, che i casi di tradimento e delazione pi sensazionali, pur presentando caratteristiche diverse e finalit specifiche, abbiano mostrato un identico denominatore comune: la ri-sacralizzazione del Potere.
Il terrorista pentito, l'infame o il delatore non hanno rivelato segreti sconvolgenti, modificando o creando il senso della Verit costituita. La verit era gi nelle mani dello Stato. Essi l'hanno semplicemente suffragata e confortata con prove personali, materiali, "umane". Oggi come ieri la confessione piena e incondizionata al Dominio non serve a configurare il reato, a circoscrivere il "peccato", bens ad esprimere col linguaggio della storia e delle circostanze, il delitto vago e intramontabile che  per lo Stato l'eresia politica, il crimen laesae maiestatis per eccellenza.
Ma perch questo avvenga gli "ortodossi" devono riconoscere l'assoluta infallibilit, l'incontestata autorit del Potere che li domina, e gli "infedeli" sperimentare su di s la punizione esemplare.
Il significato delle delazioni palesate (ma ancor pi di quelle occulte e dei loro tenebrosi meccanismi)  in ultima analisi questo: l'unica verit  quella delle istituzioni.
Il tradimento, dunque, si presenta come somma fedelt al Potere infallibile e insostituibile. Cos la delazione pu tornare ad essere merce di scambio istituzionale tra l'eretico pentito e l'Inquisizione, tra l'opportunista e il Potere, tra la debolezza privata e la onnipotenza (pubblica) del Regime. Ma soprattutto l'atto di sottomissione che essa presuppone conferisce profonde ridondanze sacramentali all'istituto della Confessione: svelamento, lavaggio e trasparenza dell'anima.
L'individuo, il cittadino, il privato, non ha pi reticenze, n cavit oscure;  attraversato da parte a parte dall'abbagliante luce del Potere. Non  pi nulla. Le sue azioni gravitano come emanazioni attorno alla magnetica attrazione del Dominio.
La pericolosit di un tale processo non pu sfuggire a nessuno, poich il punto di arrivo di uno Stato pervasivo, inquisitoriale, non  tanto la repressione brutale o il rogo, quanto la contrizione pubblica, e soprattutto l'identificazione di tutti e di ciascuno con l'Autorit eterna e immutabile che "crea e distrugge".
La sconfitta di ogni autorit rivoluzionaria  anche la sconfitta di ogni trascendenza storica.
Oggi pi che mai il tema del tradimento, della confessione e della delazione  all'ordine del giorno. Non per moda culturale, ma per urgenza storica.
Sconfiggere l'invadenza e "l'immanenza" autoritaria dello Stato significa mettere a nudo i suoi meccanismi inquisitoriali, contrastare e battere il processo di inquinamento sociale che da essi deriva.
La rivoluzione russa pot conoscere l'apparato segreto dello zar, perch ci fu l'Ottobre. Sar possibile al movimento contemporaneo smascherare e sconfiggere le antiche nuove tecniche di ipnosi e controllo? La risposta  nel grembo della nostra storia prossima ventura...
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Collettivo editoriale "Senza galere" novembre 1980.
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INTRODUZIONE.
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La vittoria della Rivoluzione in Russia ha fatto cadere nelle mani dei rivoluzionari il meccanismo della polizia politica pi moderna, pi potente, pi agguerrita, costruita in pi in cinquant'anni di aspre lotte contro le avanguardie di un grande popolo.
Conoscere i metodi e i modi di agire di questa polizia presenta un immediato interesse pratico per tutti i militanti; perch la difesa del capitale impiega ovunque gli stessi mezzi; e perch tutte le polizie, sempre solidali fra loro, si somigliano.
I militanti dei paesi dove l'azione si sviluppa oggi nelle circostanze create dalla guerra, dalle vittorie del proletariato russo e dalla sconfitta del proletariato internazionale - crisi del capitalismo mondiale, nascita dell'Internazionale comunista, sviluppo ricchissimo della coscienza di classe tra la borghesia: fascismo, dittatura militare, terrore bianco, leggi scellerate - devono conoscere la scienza delle lotte rivoluzionarie che i russi acquisirono in pi di mezzo secolo di immensi sforzi e sacrifici, e assimilarlo in un lasso di tempo molto pi corto; questa scienza  loro necessaria a partire da oggi. Se essi sono ben consapevoli dei mezzi di cui dispone il nemico, forse subiranno minori perdite... Vi  dunque la necessit, per un fine pratico, di studiare bene lo strumento principale di tutte le reazioni e di tutte le repressioni, quella macchina forcaiola che stronca tutte le giuste rivolte e che si chiama polizia. Noi lo possiamo fare perch l'arma perfezionata che l'autocrazia russa si era data per difendere la sua esistenza - l'Okhrana (la difensiva), Sicurezza generale dell'Impero Russo -  caduta nelle nostre mani.
Questo studio, per essere spinto a fondo, cosa molto utile, esigerebbe pi tempo di quanto l'autore di queste righe non abbia. Le pagine che seguiranno non hanno la pretesa di supplirvi. Esse saranno sufficienti, lo spero, a rendere edotti i compagni ed a mostrare ai loro occhi una importante verit che mi colp fin dalla prima visita agli archivi della polizia russa; non v' nessuna forza al mondo che possa arginare l'impeto rivoluzionario quando questo sale, e tutte le polizie, qualunque sia il loro machiavellismo, la loro scienza, e i loro crimini, sono pressoch impotenti...
Questo lavoro, pubblicato una prima volta dal Bollettino Comunista nel novembre 1921,  stato compilato con molta attenzione. I problemi pratici e teorici che lo studio dell'organizzazione della polizia non pu mancare di sollevare nella mente del lettore operaio, qualunque sia la sua formazione politica, sono stati esaminati in due nuovi capitoli. I Consigli al militante, la cui utilit  confermata dall'esperienza; malgrado essi siano molto semplici, espongono le regole principali della difesa operaia contro la sorveglianza, lo spionaggio, la provocazione.
Dopo la guerra e la Rivoluzione d'Ottobre, la classe operaia non pu pi contentarsi di compiere un'opera puramente negativa, distruttiva. L'era delle guerre civili  aperta; la loro attualit, sia nelle forme immediate che nei "tempi lunghi", come pure i molti problemi della presa del potere, si pongono oggi in forma urgente alla maggior parte dei partiti comunisti. All'inizio del 1923, l'ordine capitalista dell'Europa poteva sembrare di una stabilit tale da scoraggiare gli impazienti. L'"occupazione tranquilla" della Ruhr stava per far incombere sulla Germania, prima della fine dell'anno, lo spettro potentemente reale della rivoluzione.
Oramai tutta l'azione tendente alla distruzione delle istituzioni capitaliste ha bisogno di essere completata da una preparazione, almeno teorica, all'opera creatrice di domani. "Lo spirito distruttore, diceva Bakunin,  anche lo spirito creatore". Questo profondo pensiero, la cui interpretazione letterale  pietosamente persa dai rivoltosi, sta per diventare una realt pratica. Lo stesso spirito della lotta di classe porta oggi i comunisti a distruggere e a creare simultaneamente. Tanto che l'antimilitarismo attuale ha bisogno di essere completato dalla preparazione dell'Armata Rossa, il problema della repressione posto dalla polizia e dalla giustizia borghese ha un aspetto di grande importanza. Ho creduto mio dovere definirlo a grandi tratti.
Noi dobbiamo conoscere i mezzi del nemico; noi dobbiamo anche conoscere tutta la grandezza del nostro compito.
Victor Serge, marzo 1925
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L'OKHRANA.
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L'Okhrana succedette, nel 1881, alla famosa Terza Sezione del Ministero dell'Interno. Ma essa non si svilupp che a partire dal 1900, data in cui una nuova generazione di poliziotti fu messa alla sua direzione. I vecchi ufficiali della polizia, soprattutto nei gradi superiori, consideravano contrario all'onore militare abbassarsi a certi metodi polizieschi. La nuova scuola fece strame di questi scrupoli e incominci a organizzare scientificamente la polizia segreta, la provocazione, la delazione, il tradimento nei partiti rivoluzionari. Essa dovette produrre degli uomini colti come quel colonnello Spiridovic, che ci ha lasciato una voluminosa Storia del Partito socialista rivoluzionario e una Storia del Partito socialdemocratico.
Il reclutamento, l'istruzione e l'addestramento professionale degli ufficiali di questa polizia erano oggetto di cure del tutto particolari. Ognuno aveva, alla Direzione Generale, la sua scheda, documento molto completo dove si trovano dei dettagli divertenti. Carattere, grado d'istruzione, intelligenza, stato di servizio, tutto vi  indicato con spirito di utilit pratica.
Un ufficiale , per esempio, qualificato "limitato" - buono per gli impieghi subalterni, non richiedenti che fermezza - e un altro definito come "incline a corteggiare le donne".
Tra le domande del questionario, voglio citare la seguente: "Conosce bene il programma e gli statuti dei partiti? Di quali?" e leggo che il nostro amico delle donne "conosce bene le idee socialiste-rivoluzionarie e anarchiche - abbastanza bene il partito social-democratico - e superficialmente il Partito socialista polacco". Vi  tutta una erudizione saggiamente graduata. Ma continuiamo l'esame di questa scheda. Il nostro poliziotto "ha seguito i corsi di storia del movimento rivoluzionario?" "Quanti e in quali partiti ha avuto degli agenti segreti? Intellettuali? Operai?"
Va da s, che per formare i suoi segugi, l'Okhrana organizzava dei corsi dove si studiavano i partiti, le loro origini, i loro programmi, i loro metodi e su su fino alla biografia dei loro pi noti militanti.
Notiamo qui che la polizia russa, preparata ai pi delicati bisogni della polizia politica, non aveva pi nulla in comune con la gendarmeria a cavallo dell'Europa occidentale. Ed essa trova certamente il suo equivalente nelle polizie segrete di tutti gli Stati capitalisti.
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All'inizio la sorveglianza  sempre esterna. Si tratta sempre di pedinare l'uomo, di conoscere le sue azioni e i suoi gesti, le sue relazioni e successivamente di conoscere i suoi progetti. I servizi di pedinamento sono particolarmente sviluppati in tutte le polizie e l'organizzazione Russa ci d senza dubbio il prototipo di tutti i servizi similari. I "pedinatori" russi (agenti di sorveglianza esterna) appartenevano, come gli "agenti segreti" - in realt spie e provocatori - all'Okhrana o Sicurezza Politica. Essi costituivano il servizio ricerche che non poteva arrestare che per un mese; pi in generale, il servizio ricerche trasmetteva i catturati alla Direzione della Polizia che continuava l'istruttoria.
Il servizio di sorveglianza esterno era dei pi semplici. I suoi numerosi agenti, di cui noi possediamo le fotografie di identificazione, erano pagati 50 rubli al mese, avevano come unico compito di pedinare continuamente, di notte e di giorno, senza alcuna interruzione la persona a loro designata.
Al principio non dovevano conoscere n il suo nome, n lo scopo del pedinamento e ci, senza dubbio, per precauzione contro possibili errori o tradimenti.
La persona da pedinare riceveva un soprannome: Il Biondo, La Casalinga, Vladimiro, Il Cocchiere, ecc.
Troviamo questi soprannomi in testa ai rapporti giornalieri rilegati come grossi quaderni, dove i pedinatori segnavano le loro osservazioni. Questi rapporti sono di una precisione minuziosa e non dovevano contenere alcuna lacuna. Il testo  solitamente redatto in questo modo:
Il 17 aprile alle 9.45 la Casalinga  uscita da casa, ha imbucato due lettere all'angolo della via Pusckin;  entrata in molti negozi della via X;  entrata alle 10.30 al numero 13 di via Z e ne  uscita alle 11.20.
Nei casi pi difficili due agenti pedinavano contemporaneamente la stessa persona, senza conoscersi, i loro rapporti si completavano e si riscontravano vicendevolmente. I rapporti giornalieri venivano mandati alla polizia per essere analizzati dagli specialisti.
Questi funzionari - spie da camera - dotati di una perspicacia pericolosa redigevano delle tavole sinottiche, riassunti i fatti e le azioni di una persona, i numeri delle visite, la loro regolarit e durata, ecc. e quindi questi schemi permettevano di apprezzare l'importanza delle relazioni di un militante e la sua probabile influenza. Il poliziotto Zubatov, che verso il 1905 tent di impadronirsi del movimento operaio nei grandi centri creandovi dei sindacati, aveva portato il pedinamento al pi alto grado di perfezione.
Le sue brigate speciali potevano pedinare un uomo in tutta la Russia, persino in tutta Europa, spostandosi con lui di citt in citt, o di paese in paese. I pedinatori del resto non dovevano mai preoccuparsi delle spese. Il contospese di uno di essi per il mese di gennaio del 1903, ci fornisce un totale generale di 637,35 rubli.
Per comprendere il valore del credito aperto ad una qualsiasi delle spie bisogna ricordare che a quei tempi uno studente viveva facilmente con 25 rubli al mese. Verso il 1911 sorse l'abitudine di mandare i pedinatori all'estero per sorvegliare gli emigrati e prendere contatti con le polizie europee.
Le spie di sua maest imperiale da allora furono di casa in tutte le capitali del mondo.
L'Okhrana aveva notoriamente come sua missione la ricerca e la sorveglianza di alcuni rivoluzionari ritenuti pi pericolosi, soprattutto terroristi o membri del partito socialrivoluzionario che praticavano il terrorismo. I suoi agenti dovevano costantemente portare con s degli elenchi di 50-70 fotografie fra le quali a caso riconosciamo Savinkov, il fu Nathanson, Argunov, Avksentieff (caspita), Karelin, Ovssiannikov, Vera Figner, Pechkova (signora Gorki), Fabrikant.
Riproduzioni del ritratto di Carlo Marx erano messe a loro disposizione; la presenza di questi ritratti in un locale o in un libro costituivano un indizio. Dettaglio curioso: la sorveglianza esterna non si esercitava solo sui nemici del vecchio regime. Possediamo infatti i registri che testimoniano come fatti ed azioni dei ministri dell'Impero non sfuggissero alla vigilanza della polizia.
Un registro di sorveglianza delle conversazioni telefoniche del ministero della Guerra, nel 1916 ci dice quante volte al giorno, per es., diversi personaggi della corte si interessassero della salute precaria della Signora Sukhomlinov!
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Il meccanismo pi importante della polizia russa era senza dubbio "Il servizio segreto" sinonimo del servizio di provocazione le cui origini risalgono alle prime lotte rivoluzionarie e che raggiunse uno straordinario sviluppo dopo la rivoluzione del 1905. Poliziotti (detti: ufficiali di gendarmeria), formati in modo speciale, istruiti e scelti, reclutavano gli agenti provocatori. I loro successi pi o meno grandi in questo campo permettevano la loro selezione e contribuivano al loro avanzamento. Istruzioni precise prevedevano i minimi dettagli delle loro relazioni con i collaboratori segreti. Infine specialisti altamente retribuiti raccoglievano in un fascicolo le indicazioni fornite dalla provocazione, le studiavano e ne formavano dei dossiers.
Negli edifici dell'Okhrana (Pietrogrado, Via Fontanka, 16) c'era una camera segreta dove non entravano che il direttore della polizia e il funzionario incaricato di classificare i fascicoli. Era quella la camera del servizio segreto. Conteneva notoriamente uno schedario dei provocatori, dove noi abbiamo trovato pi di 35.000 nomi. Nella maggior parte dei casi per precauzione supplementare il nome dell'"agente segreto"  sostituito con uno convenzionale, ci fa s che il lavoro di identificazione di certi miserabili il cui dossier dopo la rivoluzione, caddero nelle mani dei compagni, sia particolarmente difficile. Il nome del provocatore non doveva essere conosciuto che dal direttore dell'Okhrana e dall'ufficiale di polizia incaricato di mantenere rapporti permanenti. Perfino le ricevute che i provocatori firmavano ad ogni fine mese - poich essi erano stipendiati normalmente come tutti gli altri funzionari, per somme varianti da 3, 10, 15 rubli al mese, fino a 150-200 rubli al massimo - non portavano generalmente che il loro nome convenzionale. Ma l'amministrazione diffidente verso i suoi agenti e temendo che i suoi ufficiali di polizia inventassero dei collaboratori fittizi, procedevano di frequente a revisioni minuziose delle differenti branche della sua organizzazione. Un ispettore munito di larghi poteri indagava sui collaboratori segreti, li vedeva in caso di bisogno, li licenziava o li elevava di grado. Aggiungiamo che i loro rapporti erano accuratamente e reciprocamente controllati - fin dove era possibile.
Apriamo subito un documento che possiamo considerare come l'abc della provocazione. Si tratta delle Istruzioni concernenti il servizio segreto, opuscolo di 27 pagine dattilografate, di piccolo formato.
Il nostro esemplare (col numero 35) porta talvolta negli angoli superiori queste tre note: "Segretissimo", "Non deve essere n ceduto n mostrato", "Segreto professionale".
Quanta insistenza e raccomandazioni per mantenere il segreto! Vedremo presto il perch. Questo documento, che mostra delle conoscenze psicologiche e pratiche, uno spirito meticolosamente previdente, una mescolanza molto curiosa di cinismo, di ipocrisia morale ufficiale, un giorno interesser gli psicologi.
Incomincia con delle indicazioni generali: La polizia politica (anche in Russia si chiamava "Sicurezza"... senza pubblica...!, n.d.t.) deve mirare a distruggere i centri rivoluzionari nel momento della loro massima attivit e non sprecare il suo lavoro fermandosi alle minime azioni.
Da qui segue questo principio: lasciare sviluppare il movimento per poi reprimerlo meglio dopo.
Gli agenti ricevono un trattamento fisso proporzionato al servizio che rendono.
La polizia deve
evitare con la massima attenzione di rendere noti i suoi collaboratori. Perci non arrestarli e non liberarli se non quando altri uomini di pari importanza delle organizzazioni rivoluzionarie potranno essere arrestati o liberati.
La polizia deve
facilitare ai suoi collaboratori l'ottenimento della fiducia dei militanti.
Segue un capitolo sul reclutamento.
Il reclutamento degli agenti segreti  la cura costante del direttore del Servizio Informazioni e dei suoi collaboratori. Essi non devono trascurare nessuna occasione per procurarsi agenti, anche se la possibilit  minima. Questo  estremamente delicato come compito. Esso comporta, per essere portato a termine, dei contatti e delle indagini tra detenuti politici...
Devono essere considerati come predisposti al servizio
i rivoluzionari di carattere debole, delusi o colpiti dal partito, che vivono nella miseria, evasi dai luoghi di deportazione o designati alla deportazione.
Le istruzioni raccomandano di studiare con cura le loro debolezze e di servirsene; di conversare coi loro amici e parenti, ecc.; di moltiplicare in ogni occasione i contatti con gli operai, con i testimoni, i parenti, ecc., senza mai perdere di vista lo scopo... Strana doppiezza dell'animo umano!
Traduco letteralmente tre righe sconcertanti:
Ci si pu servire dei rivoluzionari in miseria che, senza rinunciare alle loro convinzioni, acconsentono a dare per bisogno delle informazioni....
Ce n' abbastanza? Continuiamo.
Un ottimo mezzo  quello di mettere tra i detenuti una spia.
Quando una persona sembra matura per prendere servizio cio quando si sa che un rivoluzionario  inasprito dalle ristrettezze economiche, distrutto da delusioni personali e si possiede inoltre contro di lui qualche elemento di accusa abbastanza grave da tenerlo in pugno:
Arrestare tutto il gruppo al quale appartiene e condurre la persona interessata dal direttore di polizia; trovare contro di essa elementi di incriminazione seri e riservarsi la possibilit di rilasciarlo assieme con gli altri rivoluzionari incarcerati, senza destare meraviglia. Interrogare la persona in privato. Dai disaccordi interni del gruppo, dagli errori dei militanti, dall'amor proprio colpito, trarre profitto per convincerlo.
Leggendo queste righe, ci sembra di sentire il poliziotto paterno impietosirsi sulle sorti delle vittime - Ah s, mentre voi andrete ai lavori forzati per le vostre idee, il vostro compagno X... che vi ha giocato questo bel tiro, si dar alla bella vita a vostre spese. Che volete? I buoni pagano per i cattivi!
Ci pu far presa - quando si tratta di un debole - o di uno terrorizzato dalla minaccia di deportazione...
Appena possibile, avere molti collaboratori in ogni organizzazione. La polizia deve dirigere i suoi collaboratori e non seguirli. Gli agenti segreti non devono mai aver conoscenza delle informazioni fornite dai loro colleghi.
Ed ecco un passo che Machiavelli non avrebbe sconfessato:
Un collaboratore che lavori in un modo oscuro in un partito rivoluzionario pu salire di grado nella sua organizzazione per mezzo degli arresti dei militanti pi importanti.
Assicurare il segreto assoluto della provocazione  naturalmente la cura pi grande della polizia.
L'agente promette il segreto assoluto; alla sua entrata in servizio, non deve minimamente modificare il suo modo di vivere. I rapporti con lui saranno circondati da precauzioni tali che sar difficile evitare.
Gli incontri possono essere affidati a collaboratori degni di fiducia, hanno luogo in appartamenti clandestini, composti da pi locali, non comunicanti direttamente fra loro, dove si possa nel caso di necessit isolare i differenti visitatori. L'affittuario dell'appartamento deve essere un impiegato civile. Egli non pu mai ricevere visite personali. Non deve conoscere gli agenti segreti n parlare con loro. Deve aprire personalmente e assicurarsi prima che escano che nessuno sia presente sulle scale. Gli incontri hanno luogo in camere chiuse a chiave. Nessun foglio deve essere lasciato in giro. Bisogna avere cura di non far sedere il visitatore vicino agli specchi o alle finestre. Al minimo indizio sospetto cambiare appartamento.
Il provocatore non pu in nessun caso venire alla polizia. Non pu accettare nessuna missione importante senza l'autorizzazione del suo capo.
Gli incontri sono presi a mezzo di segni convenuti in anticipo. La corrispondenza  inviata a indirizzi convenuti.
Le lettere dei collaboratori pagati devono essere scritte con scritture irriconoscibili e contenere solo espressioni banali. Servirsi di carta e busta corrispondenti al livello sociale del destinatario. Impiegare inchiostri simpatici. Il collaboratore imbucher le lettere personalmente. Quando ne riceve  obbligato a bruciarle subito dopo averle lette. Gli indirizzi convenuti non devono essere scritti da nessuna parte.
Il problema grave era quello della liberazione degli agenti segreti arrestati con coloro di cui erano delatori. A questo proposito le istruzioni sconsigliano il ricorso all'evasione perch:
Le evasioni attirano l'attenzione dei rivoluzionari. Prima della liquidazione di una organizzazione, consultare gli agenti segreti sulle persone da lasciare in libert con l'intento di non tradire le nostre fonti di informazione.
Un altro documento preso dagli archivi della provocazione ci illuminer sulla sua estensione. Si tratta di una specie di monografia della provocazione nell'anno 1912 a Mosca.  il rapporto di un alto funzionario Vissarionov, che in quell'anno ebbe l'incarico di un giro di ispezione presso il servizio segreto di Mosca. Questo Vissarionov comp la sua missione dall'1 al 12 aprile 1912. Il suo rapporto  costituito da un grosso quaderno dattilografato. Accanto ad ogni provocatore, indicato col solo nome convenzionale,  posta una nota dettagliata. Ve ne sono di curiose. Il 6 aprile 1912 c'erano ufficialmente a Mosca 55 agenti provocatori. Cos ripartiti: socialisti-rivoluzionari 17; socialdemocratici 20; anarchici 3; studenti (movimento delle scuole) 11; istituzioni filantropiche ecc. 2; societ scientifiche 1; Zemstvo (consigli provinciali zaristi, n.d.t.) 1.
E il servizio segreto di Mosca sorveglia pure la stampa, gli ottobristi, (partito K.D.=Costituzionale democratico), gli agenti di Burtzev, gli armeni, l'estrema destra e i gesuiti.
I collaboratori sono caratterizzati in generale con semplici note di questo tenore: partito socialdemocratico. Frazione Bolscevica. Portnoi (il Sarto), tornitore in legno, intelligente. In servizio dal 1910. Riceve 100 rubli al mese. Collaboratore bene informato. Sar candidato alla Duma. Ha partecipato alla conferenza bolscevica di Praga. Dei cinque militanti inviati in Russia da questa conferenza, tre sono stati arrestati...
Ritornando alla conferenza bolscevica di Praga, il nostro alto funzionario di polizia si compiace dei risultati che gli agenti segreti vi hanno ottenuto. Alcuni sono riusciti ad introdursi nel comitato centrale, e uno di costoro, che  una spia,  stata incaricato dal partito di portare il materiale di propaganda in Russia. "Noi controlliamo cos tutte le vie della propaganda", osserva il nostro poliziotto.
E qui  necessaria una parentesi - Eh s, loro in quel momento tenevano in mano tutte le vie della propaganda bolscevica. Per l'efficacia di questa propaganda ne era forse sminuita? Le parole stampate di Lenin perdevano qualcosa della loro efficacia per essere passate nelle sporche mani delle spie? La parola rivoluzionaria ha la forza in se stessa: ha solo bisogno di essere capita. Poco importa chi la diffonde. Il successo dell'Okhrana sarebbe stato veramente decisivo solo se essa avesse potuto bloccare l'arrivo della propaganda proveniente dall'estero all'organizzazione bolscevica in Russia. Ora, non lo poteva fare che in una certa misura, sotto pena di scoprire le sue carte.
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Chi  un agente provocatore? Noi abbiamo migliaia di dossier dove possiamo trovare un'abbondante documentazione su queste persone e sugli atti di questi miserabili. Guardiamone qualcuno.
Dossier 378 - Giulia Orestovna Serova (detta Pravdivy = Veritiera e Ulianova). A una richiesta del ministero sullo stato di servizio di questa collaboratrice licenziata (perch "bruciata"), il direttore della polizia risponde enumerandone i fatti pi significativi. La lettera  di quattro grandi facciate. La riassumo in termini quasi testuali: Giulia O.S. dal settembre 1907 al 1910 fu utilizzata per la sorveglianza delle organizzazioni socialdemocratiche. Occupando posti relativamente importanti nel partito, essa ha potuto rendere grandi servizi tanto a Pietrogrado che in provincia. Grazie alle sue indicazioni sono stati operati numerosi arresti. Nel settembre 1907 ha fatto arrestare il deputato della Duma Sergio Saltykov. Alla fine di aprile del 1908 ha fatto arrestare 4 militanti: Rykov, Noghin, "Gregorio", "Camenev". Il 9 maggio 1908 ha fatto arrestare un'assemblea del partito al completo. Nell'autunno del 1908 ha fatto arrestare "Innocente" Dubrovsky, membro del comitato centrale.
Nel febbraio del 1909 ha fatto sequestrare il materiale di una tipografia clandestina e arrestare l'ufficio passaporti del partito. Il primo marzo 1905 ha fatto arrestare tutto il comitato di Pietroburgo. Essa ha contribuito inoltre all'arresto di una banda di espropriatori (maggio 1907), alla scoperta di depositi di materiali di propaganda e alla scoperta del trasporto illegale della propaganda da Vilna. Nel 1908 ci ha tenuto al corrente di tutte le riunioni del Comitato Centrale e indicata la composizione del comitato. Nel 1909 ha partecipato ad una conferenza del partito all'estero della quale ci ha informati. Nel 1909 ha sorvegliato l'attivit di Alexis Rykov.
Questo  il suo magnifico stato di servizio ma la Serova fin per bruciarsi. Suo marito deputato alla Duma ha pubblicato sui giornali della capitale che non la considerava pi sua moglie. Si capisce quindi come essa non potesse pi rendere ulteriori servizi ai suoi superiori gerarchici che perci l'hanno giubilata. Cadde in miseria. Il dossier  pieno di sue lettere al direttore della polizia: professioni di fedelt, richiami ai servizi resi, richieste d'aiuto. Io non ho mai visto nulla di pi straziante di queste lettere vergate con una scrittura nervosa e incalzante da intellettuale. Il "provocatore in ritiro" come lei stessa si qualifica in qualche parte, sembra agli estremi, straziata dalla miseria, in una totale confusione morale. Ma bisogna vivere. Serova non sa fare nessun mestiere. Il suo disordine interiore le impedisce di trovare una soluzione, un lavoro semplice, ragionevole. Il 16 agosto 1912 scrive al direttore di polizia: I miei due bambini, il primo ha cinque anni, non hanno n vestiti n scarpe. Non ho mobili. Sono troppo malvestita per trovare lavoro. Se voi non mi date un aiuto, sar costretta al suicidio... Le vengono dati 650 rubli. Il 17 settembre, altra lettera alla quale  allegata una lettera per suo marito, che il direttore di polizia si premurer di fare imbucare: Potete vedere nell'ultima lettera che ho scritto a mio marito, io non mi difendo di aver servito la polizia. Ho deciso di finirla. Non  n una commedia, n una finzione. Non mi ritengo pi in grado di ricominciare a vivere... Tuttavia Serova non si uccide. Qualche giorno pi tardi denuncia un vecchio signore che nasconde armi. Le sue lettere alla fine costituiscono un grosso volume. Eccone una toccante, qualche riga d'addio all'uomo che fu suo marito: Sono stata spesso colpevole verso di te. Tuttavia non ti ho ancora scritto, ma dimentica il male, ricordati la nostra vita in comune, il nostro lavoro comune e perdonami. Io lascio la vita. Sono stanca. Sento le troppe cose che si sono rotte dentro di me. Non vorrei maledire nessuno; tuttavia siano maledetti i "compagni"!
Dove comincia in questa lettera l sincerit? Dove finisce la doppiezza? Non si sa. Siamo davanti ad una anima complessa, cattiva, dolorosa, profanata, prostituita, messa a nudo.
La polizia tuttavia non  insensibile a questi appelli. Ogni lettera della Serova, annotata di propria mano dal capo del servizio, porta successivamente la decisione del direttore: "Versare 250 rubli", "accordare 50 rubli". La vecchia collaboratrice annuncia la morte di un figlioletto. "Verificare", scrive il direttore. Poi chiede che le si dia una macchina da scrivere perch possa imparare a dattilografare. La polizia non ha macchine disponibili. Alla fine le sue lettere diventano sempre pi pressanti. Scrive il 14 dicembre: Nel nome dei miei figli, vi scrivo con le lacrime e col sangue: datemi un ultimo aiuto di 300 rubli. Mi baster per sempre. Le viene dato, a condizione che lasci Pietrogrado. In tutto nel 1911 Serova, riceve 743 rubli in tre volte; nel 1912, 788 rubli in sei volte. A quel tempo non era poco. Dopo un ultimo aiuto datole nel febbraio 1914, Serova riceve un piccolo impiego nell'amministrazione delle ferrovie. Lo perde subito per avere scroccato piccole somme ai suoi compagni di lavoro.
Nel dossier c' scritto: "Colpevole di ricatto, non merita pi alcuna fiducia". Sotto il nome di Petrova riesce tuttavia a prendere servizio nella polizia ferroviaria, che, informata, la licenzia. Nel 1915 sollecita ancora un impiego di guida (turistica n.d.t.). Il 28 gennaio 1917 alla vigilia della rivoluzione questa vecchia segretaria del comitato rivoluzionario scriveva a "sua Alta Nobilt il Signor Direttore di Polizia", per ricordargli i suoi buoni e leali servizi e proporgli di informarlo sull'attivit del partito socialdemocratico nel quale pu fare entrare il suo secondo marito... Alla vigilia di grandi avvenimenti che si sentono vicini, io soffro di non potervi essere utile...
Dossier 383 - "Ossipov", Nicola Nicolaievic Veretzky, figlio di un Pope, studente. Collaboratore segreto dal 1903 per la sorveglianza dell'organizzazione socialdemocratica e della giovent scolastica, delle scuole di Pavlograd. Inviato dal partito a Pietroburgo nel 1905, con l'incarico di fare entrare delle armi in Finlandia, si presenta subito alla direzione di polizia per ricevervi istruzioni. Sospettato dai compagni, viene arrestato. Passa tre mesi alla sezione segreta dell'Okhrana ed esce per essere inviato all'estero "per riabilitarsi agli occhi dei militanti". Cito testualmente la conclusione del rapporto: Veretzky d l'impressione di essere molto intelligente, colto, di grande modestia, coscienzioso ed onesto. Segnaliamo a sua lode che d una gran parte del suo stipendio (150 rubli) ai suoi vecchi genitori. Nel 1915, questo eccellente giovanotto si ritira dal servizio e riceve ancora 12 mensilit di 75 rubli.
Dossier 317 - "Il Malato". Vladimir Ivanovic Lorberg. Operaio. Scrive male. Lavora in fabbrica e riceve 10 rubli al mese. Un proletario della provocazione.
Dossier 81 - Sergio Vassilievic Praotsev, figlio di un membro della Narodnaia Volia (volont del popolo), si vanta di essere cresciuto in un ambiente rivoluzionario, di avere notevoli e utili relazioni.... abbiamo migliaia di simili dossier. La bassezza e la miseria di certi individui  insondabile.
Non abbiamo avuto conoscenza dei dossier dei due collaboratori segreti che seguono. Essi devono tuttavia essere menzionati come casi tipici: un intellettuale di grande valore, un tribuno... Stanislao Brzozowski, scrittore polacco di notevole talento, amato dai giovani, autore di saggi critici su Kant, Zol, Mikhailovsky, Avenarius, "Araldo nel socialismo nel quale vedeva la pi profonda sintesi dello spirito umano e del quale voleva farne un sistema filosofico che abbracciasse la natura e l'umanit". (Napvzod, 5 maggio 1908), autore di un romanzo rivoluzionario, La Fiamma, stipendiato dall'Okhrana di Varsavia con 150 rubli al mese, per i suoi rapporti sugli ambienti rivoluzionari e "avanzati".
Il Pope Gapon, l'anima del movimento di Pietroburgo e Mosca, prima della rivoluzione del 1905, organizzatore della manifestazione operaia del 1905 insanguinata dalle salve di cannone, sotto le finestre del Palazzo d'Inverno, tirate su una folla di supplicanti guidata da due preti col ritratto dello zar, il Pope Gapon, incarnazione vera di un momento della rivoluzione russa fin per vendersi all'Okhrana e, colpevole di provocazione, fu impiccato dal socialista rivoluzionario Ruthenberg.
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Ancora oggi, siamo lontani dall'aver identificato tutti gli agenti provocatori dell'Okhrana, dei quali possediamo i dossier. Non passa mese senza che i tribunali rivoluzionari dell'Unione Sovietica non ne giudichino qualcuno. Li si trova, e li si identifica per caso.
Nel 1924, un miserabile ci  apparso come proveniente da un passato di 50 anni prima, come un singhiozzo di disgusto, un vero fantasma. Questo spettro richiama una pagina di storia che bisogna citare, se non altro per gettare un po' di luce dell'eroismo rivoluzionario su queste pagine nere. Questo provocatore aveva fatto un buon servizio per 37 anni (1880/1917), e vecchio incanutito sfugg per 7 anni alle ricerche della Ceka (Servizio di vigilanza rivoluzionario, n.d.t.). Verso il 1879 Okladsky, studente di vent'anni rivoluzionario dall'et di 15, membro del partito della Narodnaia Volia, terrorista, preparava con Jeliabov un'attentato contro lo zar Alessandro II. Il treno imperiale avrebbe dovuto saltare. Ma pass sulle mine senza difficolt. La macchina infernale non aveva funzionato. Accidente fortuito? Cos si credette. Ma 16 rivoluzionari, tra cui Okladsky, dovettero rispondere del "crimine". Okladsky fu condannato a morte. Cominciava allora la sua carriera brillante? O era gi incominciata? La clemenza dell'imperatore gli commut la pena nei lavori forzati a vita.
L in ogni caso incomincia la serie dei piccoli servizi che Okladsky doveva rendere alla polizia zarista. Nella lunga lista dei rivoluzionari che egli forn, vi sono quattro tra i pi bei nomi della nostra storia: Barannikov, Jeliabov, Trigoni, Vera Figner. Di costoro sopravvisse solo Vera Nicolaevna Figner, che pass vent'anni nella fortezza di Schlsselburg. Barranikov vi  morto.
Trigoni dopo aver sofferto a Schlsselburg e passato quattro anni in esilio a Sakhalin, prima della sua morte avvenuta nel giugno del 1917, vide crollare l'autocrazia. Jeliabov mor sulla forca. Tutti questi uomini coraggiosi appartenevano ai quadri della Narodnaia Volia primo partito rivoluzionario russo che dichiar guerra all'autocrazia prima della nascita del movimento proletario.
Il suo programma era quello di una rivoluzione liberale, il cui compito ebbe il significato di un immenso progresso per la Russia. In un'epoca in cui nessun altro tipo di azione era possibile si serv del terrorismo colpendo senza sosta alla testa lo zarismo in quel momento impazzito, decapitandolo il 1 marzo 1881. Con la lotta di questo pugno di eroi contro una vecchia societ potentemente armata vennero creati i valori, la tradizione, la mentalit che continuate dal proletariato, avrebbero forgiato molte generazioni di rivoluzionari per la vittoria dell'ottobre 1917.
Di tutti questi eroi, Jeliabov, fu forse il pi grande e sicuramente rese i maggiori servizi al partito che aveva contribuito a fondare. Denunciato da Okladsky, venne arrestato il 27 febbraio 1881 in un appartamento del Nevsky, in compagnia di un giovane avvocato di Odessa Trigoni, pure membro del misterioso comitato esecutivo della Narodnaia Volia. Due giorni dopo le bombe del partito facevano a pezzi Alessandro II in una via di Sanpietroburgo. L'indomani la magistratura riceveva una lettera sconcertante da Jeliabov rinchiuso nella fortezza di Pietro e Paolo. Raramente giudici o monarchi ricevettero uno schiaffo simile. Raramente un capo d'un partito seppe compiere con tale chiarezza l'ultimo suo compito. La lettera diceva: Se il nuovo sovrano, ricevendo lo scettro dalle mani della rivoluzione, ha intenzione di limitarsi ai regicidi vecchio stampo; se ha intenzione di mandare a morte Ryssakov, sarebbe una scandalosa ingiustizia lasciare in vita me che tante volte ho attentato alla vita di Alessandro II, e che solo per un caso fortuito sono stato impedito dal partecipare alla sua esecuzione. Mi sento molto irritato al pensiero che il governo possa accordare maggior valore alla giustizia formale che a quella reale e ornare la corona del nuovo monarca col cadavere di un giovane eroe, unicamente per la mancanza di prove formali contro di me che sono un veterano della rivoluzione. Con tutta la forza del mio animo, protesto contro questa iniquit. Solo la vigliaccheria del governo pu spiegare che venga alzata una sola forca invece di due.
Il nuovo zar Alessandro III per i regicidi ne eresse due. Una giovane donna, Jessy Helfman, incinta, fu graziata all'ultimo momento. Jeliabov mor a fianco della sua compagna Sofia Perovskaia, con Risakov (che aveva tradito inutilmente), Mikhailov e il chimico Kibaltscisc.
Mikhailov sub l'impiccagione tre volte. La prima volta la corda del boia si ruppe. Per due volte Mikhailov cadde avvolto nel suo lenzuolo e incappucciato rialzandosi da solo... Il provocatore Okladsky continuava tuttavia i suoi servizi. In mezzo alla giovent generosa che "andava in mezzo al popolo", alla povert, alla prigione, all'esilio, alla morte, senza sosta per aprire il cammino alla rivoluzione, era facile compiere azioni miserabili.
Appena a Kiev Okladsky denunciava al poliziotto Sudekin, Vera Nicolaievna Figner. Poi lavor a Tiflis, professionista abile nel tradimento, esperto nel legarsi coi migliori uomini e nel conquistarsi le loro simpatie, nel partecipare all'entusiasmo per poi far seppellire vivi, subito dopo, i suoi compagni e prendere cos gli attesi compensi. Nel 1899 la polizia imperiale lo mandava a San Pietroburgo.
Il ministro Durnovo, cancellando l'indegno passato di Okladsky ne fece il "Cittadino onorario" Petrovsky, beninteso sempre rivoluzionario e confidente di rivoluzionari. Doveva restare in "attivit" fino alla rivoluzione del marzo 1917. Fino al 1924 riusc ad essere una persona qualunque di Pietrogrado. Poi, rinchiuso a Leningrado nella stessa prigione dove molte sue vittime attesero la morte, accett di scrivere la sua vita fino al 1890. Del repertorio successivo questo agente provocatore, non volle dire parola. Accettava cio di parlare di un'epoca alla quale non sopravvisse quasi nessun rivoluzionario, e che lui aveva popolato di morti e martiri.... Il tribunale rivoluzionario di Leningrado giudic Okladsky nei primi 15 giorni del gennaio 1925. La rivoluzione non si vendica. Questo fantasma apparteneva ad un passato troppo lontano e dimenticato.
Il processo condotto da veterani della rivoluzione, si trasforma in un dibattito scientifico di storia e di psicologia. Fu uno studio di un penoso documento umano. Okladsky fu condannato a 10 anni di prigione.
Malinovsky
Fermiamoci ancora un momento su un caso di provocazione, uno dei tanti che la storia del movimento rivoluzionario russo conosce: la provocazione di un capo del partito. Ecco l'enigmatica figura di Malinovsky(7).
Una mattina del 1918 - l'indomani della rivoluzione d'ottobre, anno terribile: guerra civile, requisizioni nelle campagne, sabotaggi dei tecnici, complotti, sollevamento dei Cecoslovacchi, interventi stranieri, pace infame di Brest-Litovsk, (parole di Lenin), due tentativi di assassinio contro Vladimir Ilic - un mattino di quell'anno, un uomo si presentava tranquillamente dal comandante di palazzo Smolny (Pietrogrado) dicendo: "Sono il provocatore Malinovsky. Vi prego di arrestarmi". Lo humor  di casa in tutte le tragedie.
L'impassibile comandante dello Smolny fece mettere alla porta quello importuno. "Non ho ordini! E non  compito mio arrestarvi" - "Allora fatemi condurre al comitato del partito". Al comitato, meravigliati, venne riconosciuto come l'uomo pi disprezzato ed esecrando del partito. Venne arrestato. La sua carriera in due righe. Il dritto: un'adolescenza difficile, tre condanne per furto. Molto dotato e attivo, militante in diverse organizzazioni, tanto apprezzato che nel 1910 gli viene offerto di entrare a far parte del Comitato Centrale del Partito Operaio Socialdemocratico Russo, posto al quale viene messo dalla Conferenza Bolscevica di Praga (1912). Alla fine dello stesso anno, deputato bolscevico alla IV Duma dell'Impero.
Presidente nel 1913 del gruppo parlamentare bolscevico. Il rovescio: informatore dell'Okhrana ("Ernesto", poi "Il Sarto") dal 1917.
A partire dal 1910 appannaggio principesco di 100 rubli al mese.
L'ex capo di polizia, Beletsky dice: "Malinovsky era l'orgoglio della polizia che si sforzava di farne uno dei capi del partito". Fece arrestare dei gruppi bolscevici a Mosca, Tula, ecc.; denuncia alla polizia Miliutin, Noghin, Maria Smidovic, Stalin, Sverdlov.
Comunica all'Okhrana gli archivi segreti del partito.  eletto alla Duma con l'appoggio tanto efficace quanto discreto della polizia... Smascherato, riceve dal Ministero dell'Interno una forte somma e sparisce. Viene la guerra. Prigioniero di guerra ricomincia a militare in un campo di concentramento. Rientra finalmente in Russia per dichiarare davanti ad un tribunale rivoluzionario: "Fatemi fucilare!".
Sostiene di aver molto sofferto per la sua doppia esistenza, di aver capito la rivoluzione solo molto tardi, di essersi lasciato trascinare dallo spirito di ambizione e di avventura. Krylenko respinse senza piet queste argomentazioni forse sincere: "L'avventuriero gioca la sua ultima carta!" Un rivoluzionario non pu perdere tempo a decifrare enigmi psicologici. Non pu rischiare di essere ingannato una volta di pi da un giocatore torbido ed appassionato. Il tribunale emise la sentenza che era stata richiesta dall'accusatore e dall'accusato insieme. Qualche ora dopo, nella stessa notte, Malinovsky, attraversando un cortile interno del Cremlino, ricevette all'improvviso un colpo alla nuca.
Ci poniamo davanti al problema della psicologia del provocatore.
Psicologia "morbida", certamente, che non deve sorprenderci troppo. Abbiamo visto nelle Istruzioni dell'Okhrana quale persone la polizia "lavori" e con quali mezzi. Una Serova, giudicata debole di carattere, che vive nel disagio, milita con coraggio. La si arresta. Strappata bruscamente dal suo ambiente si vede perduta; l'attendevano i lavori forzati e forse il patibolo. Eppure bisogna dire una parola, nient'altro che una parola, su qualcuno che, precisamente, le ha fatto del male... cade nella trappola. Basta un momento di vilt, e c' molta vilt in fondo all'uomo. La cosa pi terribile  che, oramai non potr pi tornare indietro. Oramai  tenuta in pugno. Se si rifiuta di continuare, le verr gettata in faccia, in pieno tribunale, la sua prima delazione. Dopo un certo tempo, si adatta ai vantaggi materiali di questa odiosa situazione. Anche perch nel segreto della sua attivit, si sente perfettamente al sicuro.... non ci sono solo gli agenti provocatori per vilt; ci sono, molto pi pericolosi, i dilettanti, gli avventurieri che non credono in niente, gli indifferenti all'ideale che poco prima hanno servito, amanti del pericolo, dell'intrigo, della cospirazione, di un gioco complicato con cui ingannano tutti. Costoro possono avere talento, impersonare un ruolo quasi indecifrabile. Tale sembra essere stato Malinovsky. La letteratura russa che segu la sconfitta del 1905 ci offre molti casi psicologici di una tale perversione. Il rivoluzionario illegale - soprattuto il terrorista - acquisisce temibili doti di carattere, di volont, di coraggio, di amore del pericolo. Se, con questo gli capita in seguito ad una evoluzione mentale abbastanza comune, di perdere il suo idealismo, sotto la spinta di minime esperienze personali - sconfitte, delusioni, sbandamenti intellettuali - o dalla sconfitta temporanea del movimento, dove pu arrivare? Se  veramente forte, sfuggir alla nevrastenia e al suicidio; ma pu diventare a volte un avventuriero senza fede cui tutti mezzi possono apparire buoni per raggiungere i suoi fini personali. E la provocazione  un mezzo che si tenter certamente di proporgli. Tutti i movimenti di massa che abbracciano migliaia, migliaia di uomini, trascinano queste scorie fangose. Non bisogna stupirsene. L'azione di questi parassiti ha poca presa sul vigore e sulla sanit morale del proletariato. Crediamo che pi il movimento rivoluzionario sar proletario, vale a dire, chiaramente ed energicamente comunista, meno gli saranno di pericolo gli agenti provocatori. Ce ne saranno verosimilmente, finch durer la lotta corpo a corpo delle classi. Ma queste sono le individualit cui l'abitudine del lavoro e del pensiero collettivo, della stretta disciplina, dell'azione calcolata per le masse e ispirata da una teoria scientifica della situazione sociale, offrono meno possibilit di sviluppo. Niente  pi contrario all'avventurismo piccolo o grande, che l'azione ampia, seria, profonda e metodica di un grande partito marxista-rivoluzionario, anche se illegale. L'illegalit comunista non  quella dei carbonari. La preparazione comunista all'insurrezione non  quella dei blanquisti.
I carbonari e i blanquisti erano un pugno di cospiratori, diretti da qualche idealista intelligente e forte. Un partito comunista, anche numericamente debole, rappresenta sempre con la sua ideologia la classe proletaria. Incarna la coscienza di classe di centinaia di migliaia o di milioni di uomini. Il suo ruolo  immenso perch  quello di un cervello e di un sistema nervoso, inseparabile dai bisogni e dalle aspirazioni e dall'attivit dell'intero proletariato, al punto che le necessit individuali quando non si adattano a quelle del partito - cio a quelle del proletariato -(8) vi perdono molto della loro importanza. In questo senso, il partito comunista  tra tutte le organizzazioni rivoluzionarie che la storia ha creato fino ad oggi, la meno vulnerabile dai colpi della provocazione.
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Dossiers speciali contengono le offerte di servizio indirizzate alla polizia. Ho scorso a caso un volume di corrispondenza con l'estero dove si possono vedere, in ordine, "un soggetto danese, con istruzione superiore" e "uno studente crso di buona famiglia" che sollecitano un impiego nella polizia segreta di S.M. lo zar di Russia... i numerosi aiuti in denaro accordati alla Serova attestano le sollecitudini della polizia verso i suoi servitori, anche se usciti dalle fila.
L'amministrazione metteva all'indice solo gli agenti sorpresi in flagrante delitto di menzogna o di frode. Qualificati come "maestri cantatori" e messi nelle liste nere perdevano ogni diritto alla riconoscenza dello Stato, gli altri invece potevano ottenere tutto. Proroghe o dispense dal servizio militare, grazie, amnistie, favori diversi, dopo condanne ufficiali, pensioni temporanee o vitalizie, tutto, fino a favori dipendenti dallo zar stesso. Si  visto lo zar accordare a vecchi provocatori nomi e cognomi nuovi. Poich il nome di famiglia ed il patronimico avevano, secondo il rito, ortodosso, un valore religioso, il capo spirituale della Chiesa Russa, infrangeva cos le stesse leggi religiose. Ma che cosa non si fa per una buona spia? La provocazione fin per diventare una vera e propria istituzione. Il numero totale delle persone che hanno partecipato in venti anni al movimento rivoluzionario e reso dei servizi alla polizia pu variare tra i trentacinque ai quarantamila. Si calcola che la met circa di questi effettivi sia stata smascherata. Qualche migliaio di vecchie spie o provocatori, sopravvivono impuniti nella stessa Russia, poich la loro identificazione non  ancora stata possibile. Tra questa moltitudine, c'erano uomini di valore e anche alcuni che hanno avuto nel movimento rivoluzionario un ruolo apprezzabile.
Alla testa del partito socialrivoluzionario e della sua organizzazione di combattimento si trovava fino al 1909 l'ingegnere Evno Azeff che, dopo il 1890, firmava chiaro e tondo col suo nome i suoi rapporti alla polizia. Azeff fu uno degli organizzatori dell'esecuzione del Granduca Sergio, del Ministro Plehve e di molti altri.  lui che diresse prima di mandarli a morte, eroi come Kaliaeff e Egor Sazonoff(9).
Al comitato centrale bolscevico, alla testa della frazione della Duma, si trovava come abbiamo visto, l'agente segreto Malinovsky. La provocazione, raggiungendo tale ampiezza, divenne essa stessa un pericolo per il regime che se ne serviva e sopratutto per gli uomini di questo regime. Si sa per es. che uno dei pi alti funzionari del Ministero dell'Interno, il poliziotto Ratchkovsky, venne a conoscenza e sanzion i piani di esecuzione di Plehve e del Granduca Sergio. Stolypin(10) ben al corrente di queste cose, si faceva accompagnare nelle sue uscite dal capo della polizia Gherassimov, la cui presenza gli sembrava una garanzia contro gli attentati commessi con l'istigazione dei provocatori. Stolypin fu d'altra parte ucciso dall'anarchico Bagrof che era stato nella polizia.
La provocazione malgrado tutto ci, prosperava ancora nel momento in cui scoppi la rivoluzione. Agenti provocatori riscossero le ultime mensilit negli ultimi giorni del febbraio 1917, una settimana prima del crollo dell'autocrazia. Rivoluzionari devoti furono tentati di servirsi della provocazione. Petrof, socialista rivoluzionario, che ha lasciato delle memorie intensamente tragiche, entr nell'Okhrana per combatterla meglio. Imprigionato, e avendo subito il primo rifiuto dal direttore della polizia, simul la pazzia per essere inviato in uno ospedale da cui fu possibile l'evasione, riusc in tutto, evase e torn libero ad offrire i suoi servizi. Ma convintosi presto di essere inserito in gioco troppo grande, e convinto di tradire contro la sua stessa volont, Petrof si uccise dopo aver assassinato il colonnello Karpov (1909).
Il massimalista(11) Salomon Ryss (Mortimer), organizzatore di un gruppo terrorista estremamente audace (1906-7) giunse per un po' a giocare la polizia della quale era diventato collaboratore segreto. Il caso di Salomon Ryss costituisce una notevole eccezione, quasi inverosimile, che non si spiega se non con le abitudini molto particolari e col disordine dell'Okhrana del 1905. In generale,  impossibile giocare la polizia,  impossibile per un rivoluzionario penetrarne i segreti. L'agente segreto che gode della pi grande fiducia ha contatti solo con uno o due poliziotti da cui non riesce a sapere niente. Ma ai quali servono le sue minime parole e perfino le sue bugie rapidamente scoperte(12).
Lo sviluppo della provocazione port d'altra parte molte volte l'Okhrana a indire intrighi complicati, in cui non sempre ebbe l'ultima parola.
Fu cos che nel 1907 fu necessario per i suoi piani fare evadere lo stesso Ryss. Il direttore di polizia non esita a giungere fino al delitto. Due guardie organizzarono secondo gli ordini la evasione del rivoluzionario. L'inchiesta giudiziaria, malamente condotta, rivel il loro ruolo. Tradotti davanti al consiglio di guerra e sconfessati ufficialmente dai loro stessi superiori, furono condannati ai lavori forzati.
Le ramificazioni dell'Okhrana si estendevano naturalmente all'estero. I suoi dossier contengono notizie su moltissime persone abitanti fuori dalle frontiere dell'impero che non erano nemmeno mai state in Russia. Bench io sia venuto in Russia per la prima volta nel 1919, ho trovato tutta una serie di schede a mio nome. La polizia russa seguiva con la pi grande attenzione le azioni dei rivoluzionari che venivano compiute all'estero. Sull'affare degli anarchici russi Troianovsky, Kiricek, arrestati durante la guerra di Parigi, ho trovato a Pietrogrado un voluminoso dossier. I verbali degli interrogatori del Palazzo di Giustizia di Parigi ci sono tutti. Russi o stranieri, gli anarchici erano sorvegliati in modo speciale ovunque, a cura dell'Okhrana che aveva su di loro una fitta corrispondenza con i servizi di sicurezza di Londra, Roma, Berlino, ecc.
In tutte le capitali importanti, un capo di polizia russo risiede in permanenza. Durante la guerra, Krassilnikoff, ufficialmente consigliere d'ambasciata, occupava questa delicata posizione a Parigi. Nel momento in cui scoppi la rivoluzione russa, una quindicina di agenti provocatori russi erano in servizio a Parigi nei differenti gruppi di emigrati russi. Quando l'ultimo ambasciatore dell'ultimo zar dovette trasmettere la legazione a un successore designato dal governo provvisorio, una commissione composta di personalit in vista della colonia emigrata a Parigi, si incaric di studiare le carte di Krassilnikoff. Identific senza troppe difficolt gli agenti segreti. Ebbe, tra le altre sorprese, quella di constatare che un membro della stampa francese, giornalista di chiaro patriottismo, era pagato in Rue de Grenelle come spia.
Si tratta di Raymond Recouly, allora redattore del Figaro, giornale su cui teneva la rubrica della politica estera. Nella sua collaborazione segreta con Krassilnikoff, Recouly secondo il regolamento imposto alle spie, aveva cambiato il nome con il soprannome poco letterario di Ratmir. Mestiere da cane nome di cane. Ratmir informava l'Okhrana sui suoi colleghi della stampa francese. Conduceva al Figaro e altrove la politica dell'Okhrana. Incassava 500 franchi al mese.
Questi fatti sono noti. Si possono trovare, con i particolari, stampati credo gi nel 1918 a Parigi, in un voluminoso rapporto di Agafonof, membro della commissione di inchiesta sugli immigrati parigini riguardanti la provocazione russa in Francia.
I membri di questa commissione - qualcuno sar ancora a Parigi - non hanno certo dimenticato Ratmir-Recouly. Ren Marchand ha pubblicato nel 1924 sull'Humanit le prove tolte dagli archivi dell'Okhrana a Pietroburgo sull'attivit poliziesca di Recouly. Questo signore si  rassegnato a dare una smentita cui nessuno crede e non  stato sconfessato dai suoi confratelli(13).
Perch il suo caso nella corruzione della stampa ad opera dei governi stranieri  del tutto banale.
Krassilnikoff aveva ai suoi ordini tutto un servizio di detective, informatori, salariati indefiniti, impiegati in bassi servizi, quali la sorveglianza della corrispondenza dei rivoluzionari (ufficio di spionaggio privato, ecc.). Nel 1913-14 (e non penso che fino alla rivoluzione abbia subito importanti modifiche), l'agenzia segreta dell'Okhrana in Francia era praticamente diretta da un certo Bittard-Monin, pagato 1000 franchi al mese. Ho rilevato sulle ricevute di pagamento dei suoi agenti i loro nomi e luoghi di residenza. La loro pubblicazione potr non esserci del tutto inutile.
Agenti segreti della polizia all'estero posti sotto la direzione di Bittard-Monin (Parigi): E. Invernizzi (Calvi, Corsica), Henry-Durin (Genova), Sambaine (Parigi), A. o R. Sauvard (Cannes), Vogt (Mentone), Berthold (Parigi), Fontaine (Cap. Martin), Henry Neuhaus (Cap. Martin), Vincenzo Vizzardelli (Grenoble), Barthes (San Remo), Ch. Delangle (San Remo), Georges Coussonet (Cap. Martin), Fontana (Cap. Martin), O. Rougeaux (Mentone), E. Levque (Cap. Martin), Arturo Frumento (Alassio), Sustroff o Surkhanoff e David (Parigi), Dusossois (Cap. Martin), R. Gottlieb (Nizza), Godard (Nizza), Roselli (Zurigo), sig.ra G. Richard (Parigi), Jean Abersold (Londra), J. Bint (Cannes), Karl Voltz (Berlino), sig.ra Drouchot, sig.ra Tiercelin, sig.ra Fagon, Jollivet, Rivet.
Tre persone godevano di una pensione da parte dell'agenzia russa di Parigi. La vedova Farse (o Farce?), vedova Rigo (o Rigault?) e N.N. Ciatchnikot.
La presenza temporanea di numerosi agenti a Capo Martin, o in altre localit poco importanti si spiega con le necessit di pedinamento. Tutti questi agenti non temevano di spostarsi. Si era riusciti ad organizzare in tutta Europa un meraviglioso ufficio di spionaggio privato. A Pietrogrado abbiamo numerose copie di lettere scambiate tra Parigi e Nizza, Roma e Ginevra, Berlino e Londra, ecc. Tutta la corrispondenza di Savinkov e di Cernov, quando ambedue abitavano in Francia,  stata conservata negli archivi segreti di Pietrogrado. La corrispondenza tra Haase e Dane(14)  stata parimenti intercettata come molte altre. In che modo? Il portiere o il postino o un impiegato postale, senza dubbio ben retribuito, trattenevano per qualche ora le lettere destinate alle persone sorvegliate; il tempo di farne una copia. Le copie erano spesso opera di persone che non conoscevano la lingua usata dagli autori delle lettere; lo rivelano sbagli a volte insignificanti. Le copie portavano anche il timbro di partenza e l'indirizzo pure ricopiato. Esse erano trasmesse a Pietrogrado con la massima rapidit. La polizia russa all'estero naturalmente collaborava con le polizie locali(15).
Mentre gli agenti provocatori, ignorati da tutti, continuavano il loro ruolo di rivoluzionari, intorno a loro operavano, ufficialmente ignorati ma in realt aiutati e incoraggiati, i detectives di Krassilnikoff. Piccoli fatti significativi mostrano quale fosse la natura dell'aiuto loro prestato dalle autorit francesi. L'agente Francesco Leone, entrato in rapporti con Burtsev, aveva consentito a rivelargli dietro compenso qualcuno dei segreti di Bittan-Monin(16).
Il suo collega Fontana, di cui aveva fatto sottrarre la fotografia, lo ferisce con un colpo di pistola in un caff vicino alla "Gare de Lyon" (Parigi, 28 maggio 1913). L'aggressore, arrestato, viene trovato in possesso di due tesserini di agente della polizia francese, e di una pistola, viene inviato alla prigione con le accuse di "usurpazione di funzioni, porto d'armi proibito, aggressione, minacce di morte". 24 ore pi tardi veniva rilasciato per intervento di Krassilnikoff dopo che ufficialmente era stata smentita la sua qualit di agente della Sicurezza Russa. Quanto all'indiscreto Leone, l'ambasciata russa ottenne la sua espulsione dalla Francia. Una lettera di Krassilnikov descrive al direttore della Sicurezza tutti questi incidenti e lo mette al corrente dei passi intrapresi per fare espellere Burtsev dall'Italia. In un'altra lettera, sempre Krassilnikov fa sapere all'Okhrana che a seguito di una interpellanza socialista sui maneggi della polizia russa di cui si aveva notizia "non c' pi nulla da temere da parte delle autorit francesi". In questo momento i parlamentari socialisti hanno ben altro di cui occuparsi(17).
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E se i rivoluzionari, nelle loro lettere si fossero serviti di codici convenzionali? L'Okhrana incaricava allora un investigatore geniale di decifrare i loro messaggi. E mi si dice che non sbagli mai. Questo specialista fuori del comune, di nome Zybin, si era acquistato una tale fama di infallibilit che, alla rivoluzione di marzo, venne trattenuto in servizio. Pass al servizio del nuovo governo che lo impieg, credo, al controspionaggio. Molti codici possono essere decifrati.
Che ci si serva di combinazioni geometriche o aritmetiche, il calcolo delle probabilit permette di trovare qualche chiave di interpretazione. Spesso, basta un piccolo indizio per decifrare in codice. Dei compagni si servivano, per comunicare, di certi libri in cui convenivano di segnare alcune pagine. Buon psicologo, Zybin, trovava questi libri e queste pagine.
Ha scritto l'ex poliziotto M.E. Bakai: "I codici basati su testi scritti conosciuti, su modelli forniti dai manuali delle organizzazioni rivoluzionarie, sulla disposizione verticale dei nomi o dei motti" non servono a niente. I codici delle organizzazioni centrali sono molto spesso rivelati dai provocatori o vengono decifrati dopo un minuzioso lavoro. Bakai considera come ottimi i codici derivati da testi poco conosciuti. Zybin si era fatta una collezione di armadi a casellari e a schedari dove si poteva trovare subito il nome di tutte le citt russe dove, per esempio, c' una strada Sant'Alessandro; il nome di tutte le citt dove ci sono quelle scuole o quelle fabbriche; i soprannomi di tutte le persone sospette che abitavano nell'impero, ecc. Aveva liste alfabetiche di studenti, di marinai, d'ufficiali, ecc. Troviamo in una lettera, apparentemente innocente, queste semplici parole: "Il piccolo Brun  andato stasera alla grande-rue", e pi lontano una frase riguardante uno "studente di medicina"; bastava aprire qualche casellario per sapere se il piccolo Brun era gi identificato e in quale citt, con facolt di medicina, ci fosse una "grande-rue". Tre o quattro indizi simili fornivano gi una seria probabilit.
In tutta la corrispondenza sorvegliata o intercettata, le minime allusioni ad una persona precisa, erano reperibili su delle schede i cui numeri rimandavano al testo stesso della lettera. Tre lettere molto banali, provenienti da militanti dispersi in una regione e che facessero allusione accidentale ad un quarto militante, potevano essere sufficienti a farlo scoprire. Sottolineiamo: la sorveglianza della corrispondenza da parte degli uffici di spionaggio, la cui esistenza  rigorosamente negata dalla polizia, ma senza la quale non ci sarebbe polizia -  di capitale importanza. La posta di persone, sospette o sconosciute  prima sorvegliata; poi una scelta, fatta a caso, intercetta le lettere che hanno sulla busta "preghiera di trasmettere a", quelle il cui indirizzo pare sottolineato in modo convenzionale, quelle in una parola che, in un modo qualunque, attirano l'attenzione.
L'apertura delle lettere a caso fornisce una documentazione utile come la sorveglianza della posta dei militanti conosciuti. Questi in effetti cercano di scrivere con prudenza (ma la sola vera prudenza, spesso impossibile,  di non trattare per corrispondenza cose che riguardano l'azione, anche se indirettamente), mentre la massa dei membri dei partiti - gli sconosciuti - trascura le pi elementari precauzioni.
L'Okhrana faceva tre copie delle lettere interessanti: una per la direzione della censura, una per la direzione generale della "Sicurezza", una per la direzione locale della polizia. La lettera poi arrivava al suo destinatario.
In alcuni casi, per esempio quando si era dovuto rilevare chimicamente un inchiostro simpatico, la polizia conservava l'originale e il destinatario riceveva un falso, perfettamente imitato, opera di uno specialista che era un virtuoso. Si impiegavano per aprire le lettere procedimenti varianti con l'ingegnosit dei funzionari: scollare le lettere col vapore, togliere i sigilli di cera, che vengono rimessi in seguito, con una lama di rasoio salda, ecc.
Pi spesso gli angoli delle buste non sono perfettamente incollati: si introduce allora nell'apertura una forcella metallica, attorno a cui si arrotola dolcemente la lettera, che diventa facile da estrarre e inserire senza aprire la busta.
Le lettere intercettate non erano mai trasmesse alla giustizia, per non rivelare il lavoro dell'Ufficio di Spionaggio venivano utilizzate per i rapporti di polizia. L'ufficio cifra non si occupava solo dei criptogrammi rivoluzionari, raccoglieva anche le fotografie dei codici diplomatici delle grandi potenze...
Fino ad ora, abbiamo esaminato solo il meccanismo d'osservazione della "Sicurezza" russa. I suoi metodi sono in qualche modo analitici. Si cerca, si fruga, si annota, che si tratti di un'organizzazione o di un militante, i mezzi sono gli stessi.
Dopo un certo periodo - che pu essere molto corto - la "Sicurezza" dispone di 4 tipi di dati sull'avversario:
1 quelli della sorveglianza esterna (pedinamento) i cui risultati sono riassunti in tavole sinottiche. Essi informano sulle sue azioni, sulle sue abitudini, sulle sue conoscenze, sui suoi familiari, ecc.
2 quelli del servizio segreto dove informatori forniscono notizie sulle sue idee, sui suoi piani, sui suoi lavori, e sulla sua attivit clandestina.
3 quelli che pu fornire la lettura molto attenta dei giornali e delle pubblicazioni rivoluzionarie.
4 quelli della sua corrispondenza o della corrispondenza di terzi che lo riguardano, completano il tutto.
Il grado di precisione delle indicazioni fornite dagli agenti segreti era naturalmente variabile. L'impressione generale che danno i dossiers  quella di una esattezza abbastanza grande, soprattutto quando si tratta di organizzazioni molto solide. I dossiers della polizia contengono un verbale dettagliato di ogni riunione clandestina, un riassunto di ogni discorso importante, un esemplare di ogni pubblicazione clandestina, anche in pi copie(18).
Ecco dunque la polizia in possesso di una documentazione abbondante - Il lavoro di osservazione e di analisi  cos compiuto. A questo punto incomincia un lavoro di classificazione e di sintesi. Secondo un metodo scientifico. I risultati sono espressi da grafici. Spieghiamoli.
Titolo: Relazione di Boris Savinkov
Questa tavola, di cm. 40 di altezza e cm. 70 di larghezza, riassume in modo da permettere di abbracciarli con un colpo d'occhio, tutti i dati registrati sui rapporti del terrorista. Al centro, un rettangolo, formato biglietto da visita, porta il suo nome. Da questo rettangolo si diramano delle linee che lo congiungono a piccoli cerchi colorati. Spesso, questi sono a loro volta dei centri da cui partono altre linee che li congiungono ad altri cerchi. Cos di seguito. Le relazioni di un uomo, anche se indirette, possono essere cos viste immediatamente qualunque sia il numero degli intermediari, coscienti o no, che lo congiungono ad una persona. Nel quadro delle relazioni di Savinkov, i cerchi rossi rappresentanti le sue relazioni "di battaglia" si dividono in tre gruppi di 9, 8, e 6 persone, tutte indicate con i loro nomi o soprannomi; i cerchi verdi rappresentano persone con cui  o fu in relazione diretta, politica o di altra natura: ce ne sono 37; i cerchi gialli rappresentano i suoi parenti (9); i cerchi marroni indicano le persone in relazione con i suoi amici e conoscenti. Tutto questo a Pietrogrado. Altri segni indicano le sue relazioni a Kiev. Leggiamo, per esempio: B.S. conosce Varvara Eduardovna Varkhovskaia che conosce a sua volta, 12 persone a Pietrogrado (nomi, cognomi, ecc.), e 5 a Kiev. Forse B.S. non sa niente di queste 12 e 5 persone: e la polizia conosce cos, meglio dell'interessato, le persone a lui collegate! Si tratta di un'organizzazione? Prendiamo una serie di tavole, delle minute, di un'organizzazione socialista rivoluzionaria del governatore di Vilna. Cerchi rossi formano, qua e l, specie di costellazioni; delle linee s'intrecciano tra loro bizzarramente. Decifriamo: Vilna. Un cerchio rosso: Ivanov, detto "Il Vecchio", via, numero, professione.
Una freccia lo collega a Pavel (stesse indicazioni) e alcuni dati ci indicano che il 23 febbraio (dalle ore 4 alle 5), il 27 (alle h. 21) e il 28 (alle h. 4), Ivanov  stato da Pavel. Un'altra freccia lo collega a Marfa, venuta da lui il 27 a mezzogiorno. Cos di seguito, queste linee si intrecciano come i passi nella strada.
Questa tavola permette di seguire, ora per ora, l'attivit di un'organizzazione.
Ricordiamo qui un mezzo accessorio, molto utile, di cui dispone la "Sicurezza": l'Antropometria (il "bertillonage" dal nome di Bertillon che ha sviluppato il sistema), preziosa per l'identificazione giudiziaria. Ogni persona arrestata  fotografata pi volte, di faccia, di profilo, seduta, in piedi; misurata con l'aiuto di strumenti di precisione (forma e dimensioni del cranio, dell'avambraccio, del piede, della mano), esaminata da specialisti che ne redigono i dati scientifici (forma del naso e dell'orecchio, tinta degli occhi, cicatrici e segni del corpo). Le si prendono le impronte digitali; lo studio delle pi piccole sinuosit della epidermide potr essere sufficiente in seguito a stabilire quasi infallibilmente, la sua identit da un'impronta delle dita lasciata su di un bicchiere o sul saliscendi della porta. In tutte le ricerche giudiziarie, le schede antropometriche, classificate per indici caratteristici, forniscono il loro contributo alle informazioni. Dei semplici connotati possono essere non meno pericolosi. La forma dell'orecchio, il colore delle pupille, la forma del naso possono essere osservate in strada, senza risvegliare l'attenzione. Questi dati saranno sufficienti in seguito al poliziotto esperto per identificare l'uomo a dispetto dei cambiamenti che sar riuscito ad apportare alla sua persona. Qualche lettera convenzionale trasmette per telegramma un connotato scientifico.
Ormai, i principali militanti sono ben conosciuti: la polizia  perfettamente illuminata sull'organizzazione, considerata nel suo insieme. Restano ora da sintetizzare, i dati raccolti.
Lo Schema d'organizzazione del Partito socialista rivoluzionario quale non lo possiedevano gli stessi membri del comitato centrale del partito, o il quadro dell'organizzazione del Partito Socialista polacco, del Bund ebreo, della propaganda nelle fabbriche di Pietrogrado... Tutti i partiti, tutti i gruppi sono studiati a fondo. Non certo in modo platonico! Eccoci vicino al fine. Un elegante disegno ci mostra il "progetto di liquidazione dell'Organizzazione social-democratica di Riga". In alto il comitato centrale (4 nomi) e il collegio di propaganda (2 nomi); sotto, il comitato di Riga, in relazione con 5 gruppi, da cui dipendono 26 sottogruppi. In totale, 76 nomi di persone per una trentina di organizzazioni. C' solo da prendere tutto questo mondo con un colpo di rete per distruggere l'organizzazione social-democratica di Riga tutt'intera...
Cominciata l'opera, i suoi autori provano un legittimo orgoglio a conservare il ricordo. Stampato - quasi lussuosamente - un album di fotografie dei membri dell'organizzazione liquidata. Ho sotto gli occhi l'album dedicato alla liquidazione del gruppo anarco-comunista "I comunardi" operata dalla polizia di Mosca, nell'agosto 1910. Quattro fotografie vi rappresentano gli arnesi e le armi del gruppo: seguono 18 ritratti, accompagnati da notizie biografiche. Il materiale - rapporti, dossiers, grafici ecc. - che, fino a questo momento, sono stati utilizzati con spirito pratico immediato, lo saranno da ora con criterio pi scientifico. Ogni anno, un volume  pubblicato a cura dell'Okhrana solo per i suoi funzionari, contiene l'esposizione, succinta, ma completa, dei principali casi seguiti e informa sulla situazione attuale del movimento rivoluzionario. Vengono scritti voluminosi trattati sul movimento rivoluzionario per servire all'istruzione delle giovani generazioni di polizia. Vi si trova, per ogni partito, la sua storia (origine e sviluppo), un riassunto delle sue idee e del suo programma, una serie di figure accompagnate da testi esplicativi che danno lo schema della sua organizzazione, le delibere delle sue ultime assemblee e notizie sui suoi militanti pi in vista. In breve, una monografia concisa e completa. La storia del movimento anarchico in Russia, per esempio, sar particolarmente difficile da ricostruire a causa dello sparpagliamento degli uomini e dei gruppi, delle perdite inaudite che questo movimento ha subito durante la rivoluzione e infine a causa della sua ulteriore sconfitta. Ma abbiamo avuto la fortuna di trovare, negli archivi della polizia, un ottimo piccolo libro, molto dettagliato, dove si trova riassunta questa storia.
Baster aggiungervi qualche notizia ed una breve introduzione per offrire al pubblico un libro del pi grande interesse... Per i grandi partiti, l'Okhrana stessa pubblicava lavori coscienziosi, di cui qualcuno sarebbe degno di ristampa e che un giorno serviranno.
Sul movimento sionista ebreo vi sono 156 pagine gran formato. Scritto redatto al dipartimento di polizia. L'attivit della socialdemocrazia durante la guerra 102 pagine, testo molto fitto. Situazione del Partito socialista rivoluzionario nel 1908 ecc.
Tali titoli sono stati rilevati a caso su opuscoli usciti dalle stamperie della polizia imperiale. Il dipartimento di polizia stampava, ad uso dei suoi funzionari superiori, anche fogli periodici di informazione. Per desiderio dello zar veniva preparata una specie di rivista manoscritta che appariva da 10 a 15 volte all'anno, dove i minimi fatti riguardanti il movimento rivoluzionario - arresti isolati, perquisizioni fruttuose, repressioni, disordini - erano registrati. Nicola II sapeva tutto. Nicola II non sdegnava le informazioni fornite dal servizio di spionaggio. Questi rapporti sono spesso annotati di suo pugno. L'Okhrana non sorvegliava solo i nemici dell'autocrazia. Considerava saggio tenere in pugno anche i suoi amici e soprattuto sapere che cosa pensassero. Il Servizio di spionaggio studiava in modo del tutto speciale le lettere degli alti funzionari, consiglieri di Stato, ministri, cortigiani, generali.
I passi interessanti di queste lettere, raggruppati in ordine cronologico, formavano alla fine di un semestre un grosso volume dattiloscritto che leggevano solo 2 o 3 potenti personaggi. La moglie del generale Z... scriveva alla principessa T... che disapprovava la nomina del signor M... al consiglio dell'impero e che si scherza del ministro Z... nei suoi salotti. Questo  annotato. Un ministro commenta a modo suo una proposta di legge, una morte, un discorso. Copiato. Annotato. Col titolo di "Informazioni sull'opinione pubblica".
La protezione della sacra persona dello zar esigeva accorgimenti speciali. Ho scorso una trentina di opuscoli consacrati al modo di preparare i viaggi di S.M. imperiale, per terra, per mare, per ferrovia, in automobile, in campagna, nelle strade, nei campi. Innumerevoli regole presiedono all'organizzazione di ogni spostamento del sovrano.
Quando in occasione di solennit, deve passare per le strade, si giunge al punto di studiare il suo itinerario casa per casa, finestra per finestra, per sapere esattamente chi sono le persone che abitano lungo il percorso e chi esse ricevono. Vengono fatti schemi di tutte le case di tutte le strade dove passer il corteo, disegni rappresentanti le facciate con i numeri degli appartamenti e il nome dei locatari, per facilitarne il ritrovamento. Tuttavia, molte volte, la vita di Nicola II fu alla merc dei terroristi. Fu salvato da circostanze fortuite, non dall'Okhrana...
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Il costo di una esecuzione
In mezzo a tutte le cartacce della polizia zarista, abbondano, come abbiamo gi visto, i pi tristi documenti umani. Nonostante sia un po' fuori dal soggetto trattato, credo di dover dedicare qualche parola ad una serie di semplici ricevute di piccole somme di denaro, trovate allegate ad un dossier. Infatti queste piccole carte venivano troppo spesso dopo la liquidazione dei gruppi terroristici, ad ingrossare e chiudere i dossier gi riempiti dalla sorveglianza e dalle delazioni. Come un epilogo. Questi documenti ci insegnano quanto costasse alla giustizia dello zar una esecuzione. Sono le ricevute firmate da tutti coloro che, direttamente o no, aiutano il boia.
Spese dell'esecuzione dei fratelli Modat e Djavat Mustapha Ogli, condannati dal tribunale militare del Caucaso:
Trasferimento dei condannati dalla fortezza di Metek alla prigione, ai carrettieri...

4 rubli
Altre spese...
4 rubli
Per aver innalzato il patibolo
4 rubli
Per aver sorvegliato i lavori
8 rubli
Per aver scavato e riempito due fosse...
12 rubli 
(Sei affossatori segnano ciascuno una ricevuta di due rubli)
Spese di viaggio di un prete (e ritorno)
2 rubli
Al medico per constatare la morte
2 rubli
Al boia
50 rubli
Spese per lo spostamento del boia
2 rubli
Insomma, tutto ci non  caro. Il prete ed il medico, soprattutto, sono modesti. Il sacerdozio dell'uno, la professione dell'altro, implicano il dedicarsi all'umanit, non  vero?
Forse dovremmo aprire qui un nuovo capitolo da intitolare: La tortura. Tutte le polizie fanno uso pi o meno spesso della tortura medioevale. Si pratica negli USA il terribile interrogatorio di terzo grado. Nella maggior parte dei paesi europei la tortura si  generalizzata dopo l'aggravarsi della lotta di classe subito dopo la guerra.
La Siguranza romena, la Difensiva polacca, la polizia tedesca, italiana, jugoslava, spagnola, bulgara - e ne dimentichiamo certamente altre - ne fanno un uso abbastanza corrente. L'Okhrana russa le aveva precedute in questa via, ma con una certa moderazione. Anche se ci furono dei casi spesso numerosi, di punizioni corporali - il knut - nelle prigioni, il trattamento inflitto dalla polizia russa ai prigionieri, prima della rivoluzione del 1905, sembra essere stato generalmente pi umano di quello inflitto oggi, nelle questure, ai militanti operai di una decina di paesi europei. Dopo il 1905, l'Okhrana ebbe camere di tortura a Varsavia, Riga, Odessa e, pare, nella maggior parte dei grandi centri.
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Perch la rivoluzione resta invincibile.
La polizia doveva vedere tutto, sentire tutto, sapere tutto, potere tutto... La potenza e la perfezione del suo meccanismo apparivano tanto pi notevoli poich trovava nei bassifondi dell'anima umana delle risorse inattese. Ci nonostante non ha saputo impedire niente. Per mezzo secolo, ha vanamente difeso l'autocrazia contro la rivoluzione pi forte di anno in anno. E poi, a torto ci si lascia impressionare dallo schema del meccanismo cos apparente perfetto della polizia imperiale. C'era s a capo qualche uomo intelligente, qualche tecnico di alto valore professionale: ma tutta la struttura si fondava sul lavoro di una schiera di ignari funzionari. Nei rapporti meglio redatti, si trovano le pi grandi stupidit. Il danaro oliava tutti gli ingranaggi dell'enorme macchina, il guadagno  un forte stimolo, ma insufficiente. Non si fa niente di grande senza disinteresse. E l'autocrazia non aveva difensori disinteressati.
Se, dopo il crollo del 26 marzo 1917, si dovesse ancora dimostrare, coi fatti presi a prestito dalla storia della rivoluzione russa, l'inutilit degli sforzi del dipartimento di polizia, noi potremmo mostrare una quantit di fatti come questo, che prendiamo a prestito dall'ex poliziotto Bakai. Nel 1906, dopo la repressione della prima rivoluzione, al momento in cui il capo della polizia Trussevic riorganizzava l'Okhrana, le organizzazioni rivoluzionarie di Varsavia specie quelle del Partito socialista polacco(19) "soppressero in quell'anno 20 militari, 7 guardie, 56 poliziotti e ne ferirono 92; in breve misero fuori combattimento 179 agenti del potere. Distrussero inoltre 149 spacci d'alcool del monopolio. Alla preparazione di queste azioni parteciparono centinaia di uomini restati, nella maggior parte dei casi, ignoti alla polizia". Bakai osserva che, nei periodi di successo della rivoluzione, mancavano spesso gli agenti provocatori, ma riapparivano non appena la reazione prendeva il sopravvento. Come i corvi sui campi di battaglia. Nel 1917 l'autocrazia  sprofondata senza che le sue legioni di spie, provocatori, guardie, boia, poliziotti, cosacchi, giudici, generali, pope potessero ritardare ancora il corso inflessibile della storia. I rapporti dell'Okhrana redatti dal generale Globaceff constatano l'avvicinarsi della rivoluzione e danno allo zar inutili avvertimenti. Come i pi sapienti medici chiamati al capezzale di un moribondo non possono che constatare, minuto per minuto, il progredire della malattia, cos i poliziotti onniscienti dell'impero vedono, impotenti, lo zarismo che rotola negli abissi...
Poich la rivoluzione era il frutto di cause economiche, psicologiche, morali, poste sopra di loro e fuori dalla loro portata. Erano destinati a resisterle inutilmente e a soccombere. Poich  una eterna illusione della classe al governo credere di poter frenare gli effetti senza colpire le cause, legiferare contro l'anarchia o il sindacalismo (come in Francia e in USA) contro il socialismo (come Bismarck fece in Germania), contro il comunismo come ci si sforza oggi un po' dappertutto. Vecchia esperienza storica. L'impero romano, anch'esso, perseguit inutilmente i cristiani. Il cattolicesimo copr l'Europa di roghi senza riuscire a vincere l'Eresia, la Vita.
In verit la polizia russa era superata. La simpatia istintiva o cosciente dell'immensa maggioranza della popolazione andava ai nemici dell'antico regime. Il loro frequente martirio suscitava il proselitismo di alcuni e l'ammirazione dei pi. Su questo vecchio popolo cristiano la vita apostolica dei propagandisti che, rinunciando al benessere e alla sicurezza si votavano alla prigione, all'esilio in Siberia, perfino alla morte, per portare ai poveri un nuovo vangelo, esercitava una irresistibile influenza. Essi erano il "sale della terra" i migliori, i soli portatori di un'immensa speranza e, per questo, perseguiti. Avevano cos per loro la sola potenza morale, quella delle idee e dei sentimenti. L'autocrazia non era pi un principio vivente. Nessuno credeva alla sua necessit. Non aveva pi ideologie. La religione stessa, per bocca dei pensatori pi sinceri, condannava un regime che non poggiava pi che sull'uso sistematico della violenza. I pi grandi cristiani della Russia moderna, dukhobors e tolstoiani, sono stati anarchici. Ora una societ che non poggia pi su idee vive, i cui principi fondamentali sono morti, pu tuttalpi mantenersi in vita per un po' di tempo per forza d'inerzia. Ma nella societ russa degli ultimi anni dell'antico regime, le nuove idee - sovversive - avevano acquistato una potenza non controbilanciata.
Chiunque, nella classe operaia, nella piccola borghesia, nell'esercito, nella marina, nelle professioni liberali, pensava e agiva era rivoluzionario, cio "socialista" in un modo o nell'altro. Non c'era, come nei paesi dell'Europa occidentale, la media borghesia soddisfatta. L'antico regime, in realt, era difeso solo dall'alto clero, dalla nobilt di corte, dalla finanza, da qualche uomo politico, in breve da una infima aristocrazia. Le idee rivoluzionarie trovavano ovunque un terreno favorevole. Per molto tempo la nobilt e la borghesia diedero alla rivoluzione il meglio delle loro giovani generazioni. Quando un militante si nascondeva, trovava numerosi aiuti spontanei, disinteressati, devoti. Quando veniva arrestato un rivoluzionario, accadeva - sempre pi spesso - che i soldati incaricati di scortarlo simpatizzassero con lui e che, tra i suoi carcerieri, trovasse quasi dei "compagni".
Tanto che nella maggior parte delle prigioni, era facile corrispondere clandestinamente con l'esterno. Queste simpatie facilitavano anche le evasioni. Ghersciuni condannato a morte e trasferito da una segreta all'altra incontr delle guardie che erano "amici". Burtzev, nella sua lotta contro le provocazioni, trov aiuti preziosi in un alto funzionario degli interni, per caso un uomo onesto, M. Lopukhine, e in un vecchio poliziotto, Bakai. Ho conosciuto un rivoluzionario che era stato sorvegliante di una prigione; i casi dei sorveglianti convertiti dai detenuti non erano del resto rari... Riguardo alle condizioni di spirito degli elementi pi arretrati - dal punto di vista rivoluzionario - della popolazione, questi fatti sono sintomatici.
E non sono poi che cause apparenti, superficiali, sovrapposte ad altre pi profonde. La potenza delle idee, la forza morale, la organizzazione e la mentalit rivoluzionaria, non erano che il risultato di una situazione economica il cui sviluppo si incamminava verso la rivoluzione. L'autocrazia russa incarnava il potere di una aristocrazia di grandi proprietari fondiari e di una oligarchia finanziaria sottomessa alle influenze straniere che minavano delle istituzioni gi poco propizie al progresso della borghesia. Poco numerose, sprovviste di influenza politica, malcontente, le classi medie della citt davano i loro figli - studenti e intellettuali - alla rivoluzione, ad una rivoluzione liberale, s'intende, che non vede il mugik e l'operaio. La grande borghesia industriale, commerciale, finanziaria criticava, auspicando una monarchia costituzionale "all'inglese" dove il potere le sarebbe naturalmente toccato. Caricata di tasse, in preda, in tempo di pace e all'epoca della grande prosperit europea, a carestie periodiche, demoralizzata dal monopolio della vodka, brutalmente sfruttata dal pope, dal poliziotto, dal burocrate e dal grande proprietario, la massa rurale accoglieva con favore, da pi di mezzo secolo, i richiami dei rivoluzionari usciti dalla loro classe: "Prenditi la terra, contadino!" E poich essa forniva all'esercito la stragrande maggioranza dei suoi effettivi, la carne da cannone di Lyaoyang e di Mukden come anche i carnefici di tutte le agitazioni, l'esercito travagliato dalle organizzazioni militari dei partiti clandestini, l'esercito mantenuto all'obbedienza dai consigli di guerra e dal regime del "piede sulla testa" si agitava nel rancore.
Una classe operaia ancora giovane, che aumentava rapidamente secondo lo sviluppo dell'industria capitalistica, privata del diritto elementare di parlare la propria lingua, diritto di espressione, d'associazione e di stampa, sconosciuti nell'antico regime russo, ignorando le lusinghe della democrazia parlamentare, vivendo in tuguri, con bassi salari, sottomessa all'arbitrio poliziesco, in breve messa di fronte alla nuda realt della lotta di classe, prendeva di giorno in giorno sempre pi chiaramente coscienza dei suoi interessi. Trenta nazionalit estranee o vinte dall'Impero, private del diritto elementare di parlare la propria lingua, messe nell'impossibilit di avere una cultura nazionale, russificate a colpi di knut, erano mantenute sotto il giogo solo dalle continue misure di repressione. In Polonia, in Finlandia, in Ucraina, nei paesi baltici, nel Caucaso, covavano rivoluzioni nazionali, pronte ad unirsi alla rivoluzione agraria, all'insurrezione operaia, alla rivoluzione borghese...
La questione degli ebrei si poneva ovunque. Alla sommit del potere, una dinastia degenere circondata da imbecilli. Il parrucchiere Filippo curava con l'ipnotismo la salute vacillante del presunto erede. Rasputin faceva e disfaceva i ministri in sedute riservate. I generali rubavano all'esercito, i grandi dignitari spogliavano lo stato. Tra questo potere e la nazione, una innumerevole burocrazia, che viveva soprattutto di mance. In seno alle masse, organizzazioni rivoluzionarie, vaste e disciplinate, attive senza tregua, beneficiavano di una lunga esperienza, e del prestigio e dell'appoggio di una magnifica tradizione. Tali erano le forze profonde che lavoravano per la rivoluzione. Ed  contro di loro, nell'insensata speranza di arrestarne l'esplosione, che la Okhrana tendeva i suoi deboli fili di ferro spinato!
In questa deplorevole situazione, la polizia operava spietatamente. Riusciva, per esempio, a liquidare l'organizzazione socialdemocratica di Riga. Settanta arresti decapitavano il movimento della regione. Supponiamo per un istante la liquidazione completa. Nessuno  scampato. E poi?
Prima di tutto, questi settanta arresti non passavano inosservati. Ognuno dei militanti era in relazione almeno con una dozzina di persone. Settecento persone, al minimo si trovano dunque di colpo davanti a questo fatto brutale: l'arresto di persone oneste e coraggiose, il cui unico delitto era di volere il bene comune...
I processi, le condanne, i drammi privati che ne risultano provocavano verso i rivoluzionari una esplosione di simpatia e di interesse. Se uno di essi riuscisse a far sentire dal banco degli imputati una voce energica, si pu dire con certezza che l'organizzazione al richiamo di questa voce, rinasceva dalle sue ceneri: era solo una questione di tempo.
Poi, che cosa fare dei settanta militanti imprigionati? Non si pu che rinchiuderli per un periodo abbastanza lungo o esiliarli nelle regioni deserte della Siberia. In prigione - o in Siberia - trovano dei compagni, dei maestri, degli allievi. Il riposo forzato che viene loro imposto, lo occupano con lo studio, la cultura teorica delle loro idee. Soffrendo in comune, si induriscono, si temprano, si appassionano. Presto o tardi, evasi, amnistiati - grazie a scioperi generali - o liberati alla fine della pena, rientrano nella vita sociale vecchi rivoluzionari, "illegali" questa volta, singolarmente pi forti di quando non ne fossero usciti. Non tutti, certamente. Qualcuno morir in cammino: selezione dolorosa che ha la sua utilit. E il ricordo degli anni perduti render i sopravvissutti inconciliabili...
Infine, una liquidazione non  mai assolutamente completa. Le precauzioni dei rivoluzionari ne salvano qualcuno. Gli interessi stessi della provocazione esigono che si lasci qualcuno in libert. E il caso interviene nello stesso senso. Gli scampati, anche se si trovano in situazioni molto difficili, si trovano presto ad approfittare delle disposizioni favorevoli dell'ambiente...
La repressione, in definitiva, specula solo sulla paura. Ma la paura pu bastare a combattere il bisogno, lo spirito di giustizia, l'intelligenza, la ragione, l'idealismo, tutte le forze rivoluzionarie che manifestano la potenza formidabile e profonda dei fattori economici di una rivoluzione? Contando sull'intimidazione, i reazionari perdono di vista il fatto che suscitano pi indignazione, pi odio, pi sete di martirio che vera paura. Intimidiscono solo i deboli: esasperano i migliori e temprano la risolutezza dei pi forti.
E i provocatori?...
A prima vista, possono causare al movimento rivoluzionario un terribile pregiudizio.  proprio vero?
Grazie al loro aiuto, la polizia pu, certo, moltiplicare gli arresti e la liquidazione dei gruppi. In talune circostanze, pu ostacolare i pi profondi disegni politici. Pu perdere dei preziosi militanti. I provocatori sono spesso stati i fornitori diretti del boia. Tutto ci  terribile, certo. Ma non  per questo meno vero che la provocazione non pu mai nuocere che ad individui o gruppi e che  quasi impotente contro il movimento rivoluzionario considerato nel suo insieme.
Abbiamo visto un agente provocatore incaricarsi di far entrare in Russia (1912), la propaganda bolscevica; un altro (Malinovsky) pronunciare alla duma discorsi redatti da Lenin, un terzo, organizzare l'esecuzione di Plehve. Nel primo caso, il nostro furfante pot fornire alla polizia una quantit abbastanza vasta di stampa, non pot per, sotto pena di essere immediatamente "bruciato", consegnargliela tutta, ma una quantit relativamente piccola. Per amore o per forza, contribu dunque alla sua diffusione. Ora, che un opuscolo di propaganda sia diffuso a cura di un agente segreto o di un devoto militante, il risultato  lo stesso; l'essenziale  che sia letto. Che l'esecuzione di Plehve sia organizzata da Azeff o da Savinkov, non ci importa. Poco ci importa perfino che facesse forse il gioco di una frazione poliziesca in lotta con un'altra: l'essenziale era che Plehve scomparisse, e gli interessi della rivoluzione in queste cose sono molto pi grandi di quelli dei piccoli e infami Machiavelli dell'Okhrana. Quando l'agente segreto Malinovsky fa risuonare alla Duma la voce di Lenin, il Ministero dell'Interno avrebbe torto a rallegrarsi del successo del suo agente stipendiato. La parola di Lenin ha per il paese molta pi importanza di quanto la voce di un miserabile non ne abbia per l'interessato. Per cui si pu, mi sembra, dare dell'agente provocatore due definizioni che si equivalgono, ma di cui la seconda  molto pi significativa:
1) l'agente provocatore  un falso rivoluzionario
2) l'agente provocatore  un poliziotto che serve, suo malgrado, alla rivoluzione.
Poich occorre che finga sempre di servirla. Ma in questa materia non ci sono apparenze. Propaganda, lotta, terrorismo, tutto  realt. Non si milita a mezzo servizio o superficialmente. Dei miserabili, che un momento di vilt aveva fatto precipitare in questo fango, l'hanno capito. Massimo Gorki ha pubblicato da poco nelle sue Considerazioni inattuali, una curiosa lettera di un agente provocatore.
L'uomo scriveva pressapoco cos: "Avevo coscienza della mia infamia, ma sapevo bene che non potevo ritardare di un secondo il trionfo della rivoluzione".
La verit  che la provocazione avvelena la lotta. Incita al terrorismo, anche quando i rivoluzionari preferirebbero astenersene. Che fare, in effetti, di un traditore? L'idea di risparmiarlo non pu venire a nessuno. Al duello tra la polizia e i rivoluzionari, la provocazione aggiunge un elemento di intrigo, di sofferenza, di odio, di disprezzo.  pi pericolosa per la rivoluzione che per la polizia? Credo il contrario. Da un altro punto di vista, la polizia e la provocazione hanno un interesse immediato perch il movimento rivoluzionario, che crea la loro ragione d'essere, sia sempre minaccioso. In caso di bisogno, piuttosto che rinunciare ad una seconda fonte di profitti ordiranno essi stessi dei complotti: lo si  visto. Qui, l'interesse della polizia  chiaramente in contraddizione con quello del regime che essa, per missione, deve difendere.
Il gioco di questi agenti provocatori di una certa levatura pu creare un pericolo per lo stesso Stato. Azeff organizz un attentato contro lo zar, attentato che non riusc solo per una circostanza del tutto fortuita ed imprevista (la rinuncia di uno dei rivoluzionari). A questo punto, l'interesse personale di Azeff - che a lui era molto pi caro, non ne dubitiamo, della sicurezza dell'Impero - esigeva una azione strepitosa: un sospetto che metteva la sua vita in pericolo, pesava su di lui, nel partito socialista-rivoluzionario. Ci si  chiesti d'altronde, se gli attentati riusciti non servissero ai disegni di qualche Fouch. Potrebbe essere. Ma simili intrighi tra i detentori del potere attestano la cancrena del regime e contribuiscono non poco alla sua caduta.
La provocazione  pi pericolosa per la diffidenza che semina tra i militanti. Appena qualche traditore  stato smascherato, la fiducia sparisce in seno alle organizzazioni. Cosa terribile, poich la fiducia nel partito  il cemento di ogni forza rivoluzionaria. Vengono mormorate delle accuse, poi formulate ad alta voce, spesso  impossibile chiarirle. Ne risultano mali infiniti, pi gravi, da un certo punto di vista, che i mali inflitti dalla reale provocazione. Ricordiamoci di questi desolanti episodi: Barbs accus l'eroico Blanqui - e Blanqui, malgrado i suoi 40 anni di prigionia, malgrado tutta la sua vita esemplare, la sua vita indomita, non pot mai liberarsi da questa indegna calunnia. Bakunin fu ugualmente accusato. E quante altre vittime meno conosciute - ma non per questo meno colpite: Girier-Lorion, anarchico,  accusato di provocazione dal deputato "socialista" Delory; per liberarsi da questo intollerabile sospetto spara sulla polizia e va a morire in prigione. Quasi uguale, in Belgio, la fine di un altro valoroso, anche egli anarchico, Hartenstein Sokoloff (processo di Gand 1909), che tutta la stampa socialista insulta ignobilmente e che mor in prigione. Poich  una tradizione: i nemici dell'azione, i vili, quelli che hanno un posto comodo, gli opportunisti raccolgono volentieri le loro armi nelle fogne! Il sospetto e la calunnia servono loro per screditare i rivoluzionari: e non  finita.
Questo male - il sospetto, la diffidenza tra di noi - pu essere circoscritto solo con un grande sforzo di volont. Diamo la condizione fondamentale di ogni lotta vittoriosa contro la vera provocazione il cui gioco  fatto da ogni accusa calunniosa partita contro un militante. Bisogna che non un uomo sia accusato alla leggera e che un'accusa formulata contro un rivoluzionario sia sempre esaminata. Ogni volta che un uomo sar stato sfiorato da un tale sospetto, una giuria di compagni deve stabilire e pronunciarsi sull'accusa o sulla calunnia. Regole semplici da osservare con inflessibile rigore se si vuole preservare la salute morale delle organizzazioni rivoluzionarie.
E, bench possa essere pericoloso per gli individui, non bisogna sopravvalutare le forze dell'agente provocatore: poich dipende in larga misura da ogni militante il difendersi efficacemente.
I rivoluzionari russi, nella loro lunga lotta contro la polizia del vecchio regime, avevano acquisito una conoscenza pratica assai sicura dei metodi e dei procedimenti della polizia. E se essa era molto forte, essi tuttavia le erano superiori... Qualunque sia la perfezione dei grafici tracciati dagli specialisti dell'Okhrana sulla attivit di una data organizzazione, si pu essere certi di constatarvi delle lacune. Raramente, dicevo, una liquidazione di un gruppo era completa: poich a forza di precauzioni, qualcuno scampava sempre.
Nel quadro cos laboriosamente tracciato, dalla relazione di B. Savinkov, mancano certamente dei nomi, e non so se non siano i pi importanti. I militanti russi controllavano sempre che la azione clandestina (illegale) fosse sottomessa a leggi rigorose. In ogni caso pratico, si ponevano questa domanda: "Questa  conforme alle regole della cospirazione?"(20). Il "Codice della cospirazione" ha avuto, tra i pi grandi avversari dell'autocrazia e del capitale in Russia, dei teorici e degli autori notevoli. Studiarlo bene sarebbe di grande utilit. Comprende di certo le regole pi semplici cui, forse proprio per la loro semplicit, non sempre si pensa.
Grazie a questa scienza della cospirazione, dei rivoluzionari hanno potuto vivere illegalmente nelle capitali russe per mesi ed anni. Capitava loro di trasformarsi, a seconda del bisogno e del caso, in venditori ambulanti, in cocchieri, in ricchi stranieri, in servitori.... In tutti questi casi bisognava che sentissero i loro personaggi. Per far saltare in aria il Palazzo d'inverno, l'operaio Stepan Kalturin visse alcune settimane come un operaio addetto al palazzo(21).
Kaliaeff, sorvegliando Plehve a Pietrogrado, fu cocchiere. Lenin e Zinoviev, perseguitati dalla polizia di Kerensky, riuscirono a nascondersi a Pietrogrado; uscivano solo truccati da vecchi. Lenin fu operaio in fabbrica.
L'azione illegale crea alla lunga delle abitudini e una mentalit che  la migliore garanzia contro i metodi della polizia. Quale poliziotto di genio, quale furfante abile pu misurarsi con rivoluzionari sicuri di se stessi, circospetti, riflessivi e abili, obbedienti ad una parola d'ordine comune?
Qualunque sia la perfezione dei metodi messi in opera per sorvegliarli, non ci sar forse sempre, nelle loro azioni e nei loro gesti, una insondabile incognita? Non ci sar forse sempre, nelle equazioni pi laboriosamente elaborate dai loro nemici una enorme X? Traditore, spia, abile segugio, chi penetrer l'intelligenza rivoluzionaria? Chi misurer la potenza della volont rivoluzionaria?
Quando si hanno dalla propria parte le leggi della storia, gli interessi dell'avvenire, le necessit economiche e morali che conducono alla rivoluzione, quando si sa chiaramente ci che si vuole, di quali armi si dispone e quali sono quelle dell'avversario, quando si  scelta l'azione illegale, quando si ha fiducia in se stessi e quando si lavora solo con coloro in cui si ha fiducia, quando si sa che l'opera rivoluzionaria esige dei sacrifici e che ogni seme di sacrificio frutta cento volte tanto, si  invincibili.
La prova  che le migliaia di dossiers dell'Okhrana, i milioni di schede del servizio di informazione, i meravigliosi grafici dei suoi tecnici, le opere dei suoi elementi migliori - tutto questo meraviglioso arsenale  oggi nelle mani dei comunisti russi -. Alcuni "pulotti" in un giorno di sommossa, si sono salvati tra le urla della folla; e quelli catturati hanno fatto un tuffo - definitivo - nei canali di Pietrogrado, la maggior parte dei funzionari dell'Okhrana sono stati fucilati(22).
Tutti i provocatori che si sono potuti identificare hanno subito la stessa sorte, e un giorno abbiamo riunito in una specie di museo, un po' anche per istruire i compagni stranieri, un certo numero di documenti particolarmente curiosi presi nei migliori archivi segreti della polizia dell'Impero. La nostra esposizione era in una delle pi belle sale del Palazzo d'Inverno; i visitatori potevano, avvicinandosi ad una finestra posta tra due colonne di malachite, sfogliare il libro dei detenuti della fortezza Pietro e Paolo, tenebrosa bastiglia dello zar, e sulle sue vecchie casermette vedevano sventolare, dall'altra parte della Neva, la bandiera rossa. Coloro che lo hanno visto sanno che la rivoluzione, anche molto prima di avere vinto,  invincibile.
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IL PROBLEMA DELL'ILLEGALIT.
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Senza una chiara visione di questo problema, la conoscenza dei metodi e dei sistemi della polizia non sarebbe di nessuna utilit pratica. Il feticismo della legalit  stato e resta uno degli elementi pi caratteristici del socialismo guadagnato alla collaborazione di classe.
Esso implica la credenza nelle possibilit di trasformare l'ordine capitalista senza entrare in conflitto con i suoi privilegiati. Ma piuttosto che indizio di un candore, poco compatibile con la mentalit dei politici,  indizio della corruzione dei leaders. Ormai ben piazzati in una societ che fingono di combattere, essi raccomandano il rispetto delle regole del gioco. Ma la classe operaia non pu rispettare la legalit borghese se non a condizione di ignorare il vero ruolo dello Stato, il carattere falso della democrazia: insomma i principi elementari della lotta di classe.
Come  noto, lo Stato  l'insieme delle istituzioni destinate a difendere gli interessi di chi ha contro chi non ha, e cio a mantenere lo sfruttamento della forza-lavoro; la legge, sempre emanata dai ricchi contro i poveri, viene amministrata da magistrati invariabilmente reclutati tra le classi dirigenti, e invariabilmente applicata con un vigoroso spirito di classe, la coercizione - che comincia con la pacifica ingiunzione dell'agente di polizia e finisce con lo scatto metallico della ghigliottina, passando attraverso i bagni penali -  l'esercizio sistematico della violenza legale contro gli sfruttati. Di conseguenza, il lavoratore non pu pi considerare la legalit se non come un fatto, di cui  necessario conoscere gli aspetti, le applicazioni, le trappole, le conseguenze ed anche i vantaggi, da cui bisogna talvolta saper trarre partito; ma che essa di fronte alla classe operaia non deve essere altro che un ostacolo puramente materiale.
Si deve ancora dimostrare il carattere antiproletario di ogni legalit borghese? Pu darsi. Nella nostra impari lotta contro il vecchio mondo, le pi semplici dimostrazioni devono essere fatte ogni giorno. Ci baster il richiamo sommario ad un ristretto numero di fatti ben noti. In tutti i paesi il movimento operaio ha dovuto conquistare il diritto di associazione e di sciopero al prezzo di battaglie durate pi di mezzo secolo. Questo diritto viene ancora contestato, anche in Francia, ai funzionari e ai lavoratori delle aziende di pubblica utilit (come se non lo fossero tutte!), come ai ferrovieri. Nei conflitti tra il capitale e il lavoro, l'esercito  spesso intervenuto contro il lavoro, mai contro il capitale.
Di fronte ai tribunali la difesa dei poveri  pressoch impossibile, a causa dei costi dell'azione giudiziaria; l'operaio, ad essere esatti, non pu n intentare n sostenere un processo. L'immensa maggioranza dei crimini e delitti hanno per causa diretta la miseria e rientrano nella categoria degli attentati alla propriet; l'immensa maggioranza della popolazione delle prigioni  formata da poveri. Fino alla vigilia della guerra, esisteva in Belgio il suffragio per censo: il voto di un capitalista, di un curato, di un ufficiale, di un avvocato bilanciava da solo i voti di due o tre lavoratori a seconda dei casi. Nel momento in cui scriviamo si sta discutendo il ristabilimento del suffragio per censo in Italia.
Rispettare la legalit vuol dire farsi fregare.
Sottovalutarla non sarebbe d'altro canto meno funesto. I suoi vantaggi per il movimento operaio sono tanto pi reali quanto meno se ne lascia abbindolare. Il diritto all'esistenza e all'azione legale , per le organizzazioni del proletariato, da conquistare e da estendere incessantemente. Lo sottolineiamo perch il difetto opposto (al feticismo della legalit) si manifesta qualche volta in bravi rivoluzionari inclini ad un certo disdegno dell'azione legale, per una sorta di tendenza al minimo sforzo in politica -  pi facile cospirare che dirigere un'azione di massa - Riteniamo che, nei paesi in cui la reazione non ha ancora trionfato stracciando le costituzioni democratiche, i lavoratori debbano difendere palmo a palmo la loro condizione legale, e negli altri paesi lottare per conquistarla.
Perfino in Francia la legalit di cui gode il movimento operaio deve venire ampliata e non potr esserlo che con la lotta. Il diritto di associazione e di sciopero  ancora rifiutato o contestato ai funzionari dello stato e a certe categorie di lavoratori; la libert di manifestazione  molto inferiore a quella degli anglosassoni; i gruppi di difesa operaia non hanno ancora conquistato come in Germania e in Austria la legalit e la possibilit di scendere in strada.
Si  gi visto, durante la guerra, tutti i governi dei paesi belligeranti sostituire alle istituzioni democratiche la dittatura militare (stato d'assedio, soppressione del diritto di sciopero, proroga e sospensione delle assemblee, onnipotenza dei generali, regime dei Consigli di guerra). Le necessit eccezionali della difesa nazionale fornivano loro una giustificazione plausibile. Ma da quando, all'indomani della guerra, l'ondata rossa partita dalla Russia si  scatenata sull'Europa, quasi tutti gli Stati capitalisti - belligeranti, stavolta, nella guerra di classe - minacciati dal movimento operaio, hanno stracciato come "pezzi di carta" i testi, un tempo sacri, delle loro stesse legislazioni...
Gli Stati baltici (Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia), la Polonia, la Romania, la Jugoslavia hanno promulgato contro la classe operaia leggi scellerate esenti da qualsiasi ipocrisia democratica.
La Bulgaria completa gli effetti della sua legislazione scellerata con violenze extra-legali. L'Ungheria, l'Italia, la Spagna si sono accontentate di abolire, per quanto riguarda gli operai e contadini, ogni legalit. Pi saggia e meglio organizzata, la Germania ha stabilito, senza ricorrere a leggi eccezionali, un regime che ci proponiamo di chiamare di terrorismo giudiziario e poliziesco(23).
Gli Stati Uniti applicano brutalmente le leggi sul "sindacalismo criminale", il sabotaggio e... lo spionaggio: migliaia di operai sono stati imprigionati in virt di un espionage act promulgato durante la guerra contro i sudditi tedeschi abitanti in America.
In Europa oggi i soli paesi in cui il movimento operaio goda ancora del beneficio della legalit democratica sono rimasti quelli scandinavi, l'Inghilterra, la Francia e qualche piccolo paese. Si pu affermare, senza il minimo timore di essere smentiti dagli avvenimenti, che alla prima crisi sociale realmente grave questo ultimo beneficio verr immediatamente e rigorosamente abolito. Indizi precisi s'impongono alla nostra attenzione. Nel novembre 1924, le elezioni britanniche si sono svolte attorno ad una campagna anticomunista, il cui principale argomento era fornito da una falsa lettera di Zinoviev, che si pretendeva indirizzata al partito comunista inglese e intercettata da un servizio segreto.
In Francia, si  discusso in diverse riprese dello scioglimento della CGT (Confederation General du Travail). Se ricordiamo bene, questo scioglimento sarebbe stato perfino formalmente pronunciato. A suo tempo Briand, per stroncare lo sciopero delle ferrovie, giunse alla mobilitazione - illegale - dei ferrovieri. La politica alla Clemenceau non fa parte di un passato troppo lontano, se Poincar ha dimostrato, durante l'occupazione della Ruhr, una precisa velleit di imitarla.
Per un partito rivoluzionario, lasciarsi sorprendere dalle dichiarazioni di illegalit, vuol dire scomparire. Essere invece preparati all'illegalit, vuol dire avere la certezza di sopravvivere a tutte le misure repressive. Tre esempi impressionanti, presi dalla storia pi recente, illustrano questa verit.
1) Un grosso partito comunista si lascia sorprendere dalla dichiarazione di illegalit, il PC Jugoslavo, partito di massa che aveva nel 1920 pi di 120.000 membri e 60 deputati alla Skupcina, viene sciolto nel 1921 con l'applicazione della legge sulla Difesa dello Stato. La disfatta  immediata, completa. Sparisce dalla scena politica(24).
2) Un partito comunista sorpreso solo a met. Il partito comunista italiano, sin da prima dell'avvento di Mussolini al potere, era costretto dalla persecuzione fascista a un'esistenza semi-illegale. Una repressione forsennata - 4000 arresti di operai nella prima settimana di febbraio del 1923 - non riusc comunque a stroncare il PCI che si  anzi fortificato e sviluppato, passando da circa 10.000 membri nel 1923 a circa 30.000 all'inizio del 1925.
3) Un partito comunista non viene affatto sorpreso. Alla fine del 1923 dopo la preparazione rivoluzionaria di ottobre e l'insurrezione di Amburgo, il PC tedesco viene disciolto dal generale von Seeckt. Dotato da tempo di elastiche organizzazione illegali, prosegue ciononostante la sua esistenza normale. Il governo deve presto ritornare su una misura la cui inefficacia appare in tutta evidenza. Il PC tedesco esce dall'illegalit coi suoi effettivi appena scalfiti per raccogliere alle elezioni del 1924 pi di tre milioni e mezzo di voti.
La legalit ha, d'altronde, nelle democrazie capitalistiche pi "avanzate", limiti che il proletariato non pu rispettare senza condannarsi alla disfatta. Essa non tollera la propaganda all'esercito, che  una necessit vitale. Senza defezione di almeno una parte dell'esercito non vi  rivoluzione vittoriosa. Questa  una legge storica. Il partito del proletariato deve far nascere e coltivare tradizioni rivoluzionarie in ogni esercito borghese, avere organizzazioni ramificate, tenaci nell'azione, pi vigilanti del nemico. La legalit pi democratica non tollererebbe certo l'esistenza dei Comitati d'azione dove precisamente sono pi necessari: nei maggiori nodi ferroviari, nei porti, negli arsenali, nei centri di aviazione. La legalit pi democratica non tollera propaganda comunista nelle colonie, come dimostra la persecuzione dei militanti ind e degli egiziani da parte delle autorit inglesi ed il regime di prepotenza poliziesca istituito dalle autorit francesi in Tunisia. Infine, va da s che i servizi di collegamento internazionale debbono essere sottratti in ogni tempo alla curiosit della Pubblica Sicurezza.
Nessuno ha sostenuto con pi tenace fermezza di Lenin, al tempo della fondazione del partito bolscevico russo e pi tardi durante la fondazione dei partiti comunisti europei, la necessit dell'organizzazione rivoluzionaria illegale. Nessuno ha mai combattuto meglio il feticismo della legalit. Al II Congresso della socialdemocrazia russa (Bruxelles - Londra 1903), la divisione tra bolscevici e menscevichi si precis in particolare sulla questione della organizzazione illegale. Ne fu occasione la discussione del paragrafo 1 degli statuti. L. Martov, che per vent'anni sarebbe stato il leader dei menscevichi, voleva concedere la qualit di membro del partito a chiunque avesse reso dei servizi al partito (sotto il controllo del partito), cio in realt a dei simpatizzanti, numerosi soprattuto negli ambienti intellettuali, anche se non erano giunti a compromettersi sino a collaborare all'attivit illegale. Sordo ad ogni tentativo di conciliazione, Lenin sostenne che per appartenere al partito bisognava "partecipare al lavoro di una delle sue organizzazioni" (illegali). Questa discussione sembr cavillosa, ma Lenin aveva pienamente ragione. Non si  rivoluzionari a met o per un terzo; il partito della rivoluzione deve certo utilizzare tutti gli aiuti; non pu tuttavia accontentarsi di una vaga simpatia, discreta, verbale, inattiva, da parte dei suoi membri. Coloro che non consentono a rischiare per la classe operaia una situazione materiale privilegiata non debbono neppure essere posti in grado di esercitare un'influenza rilevante al suo interno. L'atteggiamento nei confronti dell'illegalit fu per Lenin la pietra di paragone per distinguere i veri rivoluzionari dagli... altri(25).
C' ancora un elemento che deve venir considerato; l'esistenza di polizie private, extra-legali, in grado di fornire alla borghesia un eccellente sostegno.
Durante il conflitto mondiale i servizi di informazione dell'Action Franaise divennero con rilevante successo i rifornitori dei consigli di guerra di Clemenceau.  noto che alla testa della polizia privata dell'A.F. vi era Marius Plateau. D'altro canto Jean Maxe, intemperante compilatore dei Cahiers de l'Antifrance, si  dedicato allo spionaggio dei movimenti di avanguardia(26).  molto probabile che le formazioni reazionarie ispirate dall'esempio del fascio italiano abbiano tutte dei servizi di spionaggio e di polizia.
In Germania le forze vitali della reazione si concentrano dopo il disarmo ufficiale del paese in organizzazioni quasi del tutto segrete. La reazione ha compreso che, anche per i partiti fedeli allo stato, la clandestinit  una risorsa preziosa. Va da s che contro il proletariato tutte queste organizzazioni assumono pi o meno l'aspetto di una polizia segreta.
In Italia il partito Fascista dispone della polizia di Stato, ma non se ne accontenta. Ha i servizi autonomi di spionaggio e controspionaggio; ha diffuso ovunque i suoi informatori, i suoi agenti segreti, i suoi agenti provocatori, i suoi sbirri. Ed  questa mafia, poliziesca e terroristica insieme, che ha "soppresso" Matteotti - dopo molti altri...
Negli Stati Uniti, la partecipazione delle polizie private ai conflitti tra il capitale e il lavoro ha assunto un'ampiezza preoccupante. Gli uffici di famosi detectives privati forniscono a volont ai capitalisti spie discrete, provocatori esperti, riflemen (tiratori scelti), guardie, capifabbrica, e perfino "militanti di trade unions" (corrotti a piacere). Le societ Pinkerton, Burns e Thiele hanno 100 uffici e circa 10000 succursali; occupano, si dice, 135.000 persone. Il loro bilancio annuale ammonta a 65 milioni di dollari. Esse hanno consolidato lo spionaggio industriale, lo spionaggio in fabbrica, nel cantiere, nell'ufficio, dovunque lavorino dei salariati.
Hanno creato il tipo dell'operaio-spia(27). Un sistema analogo denunciato da Upton Sinclair, funziona nelle universit e nelle scuole della grande democrazia cantata da Walt Whitman...
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Riassumiamo. Lo studio del meccanismo dell'Okhrana ci ha insegnato che lo scopo immediato della polizia  pi di conoscere che di reprimere.
Conoscere al fine di reprimere all'ora prescelta, nella misura voluta, se non integralmente. Di fronte a questo avversario, abile, potente e dissimulato, un partito operaio sprovvisto di organizzazioni clandestine, un partito che non nasconde nulla, fa pensare ad un uomo disarmato, senza rifugio, tenuto sotto il mirino di un fucile da un tiratore ben addestrato. La seriet del lavoro rivoluzionario non va d'accordo con una casa di vetro. Il partito della rivoluzione deve organizzarsi in modo da potersi sottrarre il pi possibile alla sorveglianza del nemico; in modo da sottrargli assolutamente le sue forze pi importanti; in modo - nei paesi ancora democratici - di non essere in balia di un colpo di sbarra a destra della borghesia o di una dichiarazione di guerra(28) in modo da inculcare ai nostri compagni abitudini conformi a queste necessit.
 CONSIGLI AI MILITANTI
I grandi bolscevichi russi si definiscono volontieri "rivoluzionari di professione". Tale denominazione si attaglia perfettamente a tutti i veri artefici della trasformazione sociale. Essa esclude il dilettantismo, la faciloneria, lo sport, e la posa dell'attivit rivoluzionaria; situa irrevocabilmente il militante nel mondo del lavoro, ove non c' posto n per gli "atteggiamenti" n per l'impiego pi o meno interessante del tempo libero, n per il piacere morale e spirituale di professare opinioni "avanzate". Il mestiere (o la professione) occupa la maggior parte dell'esistenza di chi lavora. Chi lavora sa che si tratta di una cosa seria da cui dipende il pane quotidiano; sa, pi o meno coscientemente, che da esso dipendono la vita sociale e l'avvenire degli uomini.
Il mestiere del rivoluzionario esige un lungo apprendistato conoscenze strettamente tecniche, l'amore del compito come l'intelligenza della causa, dei fini e dei mezzi. Se, come accade il pi delle volte, esso si sovrappone all'esercizio - per vivere - di un altro mestiere,  il primo a riempire la vita, mentre l'altro non  che complementare. La rivoluzione russa ha potuto vincere perch venticinque anni di azione politica avevano formato forti gruppi di rivoluzionari di professione pronti a portare a termine una opera quasi sovrumana.
Quest'esperienza e questa verit dovrebbe essere sempre presente ad ogni rivoluzionario degno di questo nome. Nella complessit attuale della lotta di classe, occorrono anni di sforzi, di studi, di preparazione cosciente per formare un militante. Ogni operaio armato dal desiderio di non essere un numero insignificante nella massa sfruttata, ma di servire la sua classe e di vivere una vita pi elevata partecipando alla lotta per la trasformazione sociale, dovrebbe cercare di essere anche lui, nella misura in cui  possibile, un rivoluzionario di professione... E nel lavoro del Partito, del sindacato, del gruppo, dovrebbe in particolare -  quello di cui ci occupiamo qui - mostrarsi esperto della sorveglianza poliziesca anche invisibile, anche inoffensiva come sembra esserlo nei periodi di calma, e smascherarla.
Le raccomandazioni che seguono possono aiutarlo. Esse non costituiscono certo un codice completo della clandestinit o della cautela rivoluzionaria. Non vi si troveranno formule sensazionali. Non si tratta che di regole elementari. Dovrebbe bastare il buon senso a suggerirle. Troppe esperienze dimostrano, purtroppo, che enumerarle non  superfluo. L'imprudenza dei rivoluzionari  sempre stata il miglior aiuto della polizia.
Il pedinamento
Il pedinamento, base di tutte le sorveglianze,  quasi sempre facile da scoprire. Ogni militante dovrebbe considerarsi pedinato in permanenza e non cessare mai di prendere, per principio, le precauzioni necessarie per impedirlo. Nelle grandi citt in cui la circolazione  intensa e i mezzi di locomozione molteplici, il successo dei pedinamenti  dovuto esclusivamente alla colpevole negligenza dei compagni.
Le regole pi semplici sono: non recarsi direttamente nel luogo cui si  diretti; fare un giro per una strada poco frequentata, per essere sicuri di non essere seguiti; nel dubbio ritornare sui propri passi; in caso di pedinamento, usare mezzi di locomozione e cambiarli.
Non  granch difficile "seminare" i pedinatori in una piccola citt; la loro sorveglianza divenendo appariscente perde gran parte della sua efficacia. Diffidare dell'immagine preconcetta dell'"agente in borghese". Egli ha spesso una fisionomia piuttosto caratteristica. Ma i bravi pedinatori sanno adattarsi alla variet dei loro compiti. Il passante pi banale, l'operaio in tuta, lo strillone, l'autista, il soldato possono essere dei poliziotti. Prevedere l'utilizzazione di donne, giovani e ragazzi nel pedinamento. Siamo a conoscenza di una circolare della polizia russa che raccomandava di impiegare degli scolari in missioni in cui gli agenti sarebbero stati facilmente notati. Guardarsi peraltro dalla cattiva abitudine di vedere una spia in ogni passante.
La corrispondenza e gli appunti
Scrivere il meno possibile. Meglio non scrivere. Non prendere appunti su argomenti delicati: talora  meglio dimenticare certe cose che annotarle per iscritto... Esercitare quindi la memoria e ricordare indirizzi in modo particolare numeri di strada.
Il taccuino
In caso di necessit prendere appunto con una scrittura che solo voi possiate capire. Ognuno inventi i suoi procedimenti di abbreviazione, inversione di cifre ecc. (24 per 42; 1 significa G e G che significhi 1). Dare nomi di propria invenzione alle strade, alle piazze, ecc. per diminuire la possibilit di errore, ricorrere ad associazioni di idee (la rue Lenoir diventer la Negre; la rue Lepic riccio o spillo, ecc.).
Le lettere
Nella corrispondenza tener conto del servizio di spionaggio. Dire il minimo possibile, facendo in modo di essere capiti solo dal destinatario. Non nominare terzi senza necessit. In caso di necessit ricordarsi che il nome  meglio del cognome, e un iniziale  meglio di un nome, soprattutto se convenzionale.
Variare le designazioni convenzionali. Evitare la precisione (luogo lavoro, data, carattere, ecc.). Saper ricorrere, anche senza interesse preliminare, a stratagemmi che devono essere sempre molto semplici e banalizzare l'informazione. Ad esempio non dire "Il compagno Pierre  arrestato", ma dire "Zio Peter si  improvvisamente ammalato....".
Ricevere la propria corrispondenza presso terzi. Sigillare bene le lettere. Non considerare i sigilli di cera come una garanzia assoluta; farli molto leggeri; i grossi sono pi facili da togliere. Un procedimento piuttosto buono consiste nel cucire le lettere nel senso della busta e ricoprire il filo con un elegante sigillo di cera.
Non dimenticate il "Datemi tre righe scritte di un uomo e io ve lo far impiccare", espressione di un assioma familiare a tutte le polizie.
Comportamento generale
Diffidare dei telefoni.  facilissimo sorvegliarli. La conversazione telefonica tra due apparecchi pubblici (in caff, apparecchi automatici, in stazioni) presenta meno inconvenienti. Prendere appuntamenti per telefono solo in termini convenzionali.
Conoscere bene i luoghi. Se necessario studiarli in anticipo su una pianta. Tenere a mente le case, le gallerie, i luoghi pubblici (stazioni, musei, caff, grandi magazzini) che hanno pi uscite.
In un luogo pubblico, in treno, in un appuntamento privato, tener conto delle possibilit di osservare e, a questo fine, della illuminazione. Cercare di veder bene senza essere visti.  prudente sedersi di preferenza contro luce: si vede meglio e si  visti meno bene. Non  prudente esporsi ad una finestra.
Tra compagni
Tra compagni avere come principio che nell'azione illegale un militante deve sapere solo quello che  utile sappia e che spesso  pericoloso fargli sapere di pi. Meno un piano  conosciuto e pi offre garanzie di sicurezza e possibilit di successo.
Evitare di fare confidenze. Saper tacere: tacere  un dovere verso il Partito e verso la rivoluzione. Saper ignorare volontariamente ci che non si deve conoscere.  un errore, che pu diventare pericoloso, confidare all'amico intimo, alla compagna, al compagno pi fidato, un segreto del Partito che non  indispensabile conoscano. Pu capitare di far loro torto, perch si  responsabili di quello che si sa e questa responsabilit pu essere pesante. Non essere urtati o offesi dal silenzio di un compagno. Non  indice di mancanza di fiducia, ma semmai di stima fraterna e della coscienza - che deve essere comune - del dovere rivoluzionario.
In caso di arresto
In caso di arresto conservare il sangue freddo. Non lasciarsi intimidire n provocare. Non rispondere a nessun interrogatorio senza essere assistito da un difensore e prima di essersi incontrati con quest'ultimo che deve essere, se possibile, un compagno di partito. O, alla peggio, senza aver riflettuto a lungo. Tutti i giornali rivoluzionari russi riportavano in grassetto questa raccomandazione: "Compagni, non fate deposizioni! Non dite niente!".
Per principio: non dire niente. Spiegarsi  pericoloso, si  nelle grinfie di professionisti capaci di trarre vantaggio da ogni parola. Ogni "spiegazione" fornisce loro un utile documento.
Mentire  molto pericoloso: perch  difficile costruire un sistema senza difetti troppo appariscenti.  quasi impossibile improvvisarlo.
Non tentare di giocare al pi furbo: la sproporzione delle forze  troppo grande. I recidivi scrivono sui muri delle prigioni questa energica raccomandazione da cui il rivoluzionario deve trarre profitto: "Non confessare mai"!
Quando si nega, si neghi irremovibilmente.
Sapere che il nemico  capace di tutto(29). Non lasciarsi sorprendere n intimidire dal "Sappiamo tutto!" Non  mai vero.  un clich sfrontato che viene usato con tutti gli accusati da tutti i poliziotti e tutti i giudici istruttori.
Non lasciarsi intimidire dalla minaccia di sempre: "Questo vi coster caro!". Le confessioni, le spiegazioni maldestre, il cadere nei trabocchetti, i momenti di panico possono effettivamente costar caro ma, qualunque sia la situazione dell'accusato, una difesa ferma ed ermetica, fatta di molti silenzi, di poche negazioni e di affermazioni irremovibili, non pu che migliorarla.
Non credere una sola parola -  un argomento classico - se vi si dice: "sappiamo tutto del vostro compagno tal dei tali!". Non crederlo anche se si tenta di dimostrarvelo. Con alcuni indizi abilmente raccolti  facile per il nemico fingere una conoscenza approfondita delle cose. E anche se il compagno avesse "detto tutto", questa sarebbe una ragione di pi per essere pi circospetti.
Non conoscere o conoscere il meno possibile quelli su cui vi interrogano.
Nei confronti: conservare il sangue freddo. Non mostrare stupore. E ancora: non dire niente.
Non firmare mai un foglio senza averlo letto attentamente e capito a fondo. Al minimo dubbio, rifiutarsi di firmarlo.
Se l'accusa si basa su una menzogna - il che  frequente - non indignarsi: lasciarla cadere prima di ridurla in briciole. Non far nulla senza il concorso di un difensore che deve essere un compagno.
Di fronte ai poliziotti e ai giudici
Non cedere alla tendenza inculcata dall'educazione idealista borghese, di stabilire o "ristabilire" la verit. Nei conflitti sociali non esiste verit comune alle classi sfruttatrici e alle classi sfruttate.
Non esiste verit - n piccola n grande - impersonale, suprema, al di sopra della guerra di classe. Per la classe di chi ha, la verit  il suo diritto: il suo diritto di sfruttare, depredare, legiferare, braccare chi vuole avere un avvenire migliore; colpire senza piet i portavoce della coscienza di classe del proletariato. Tale classe chiama verit la menzogna utile. Verit scientifica, secondo i suoi sociologi, l'eternit della propriet individuale (abolita dai Soviet). Verit legale, questa menzogna rivoltante: l'uguaglianza dei poveri e dei ricchi davanti alla legge. Verit ufficiale: l'imparzialit della giustizia, arma di una classe contro le altre classi.
La loro verit non  la nostra.
Il militante non deve rendere conto di alcuno dei suoi atti, ai giudici della classe borghese non deve alcun rispetto di una pretesa verit.
L'oppressione lo porta davanti a loro. Egli subisce la violenza. La sua sola preoccupazione deve essere di servire anche in quell'occasione la classe operaia. In nome suo pu parlare, usando il banco degli accusati come tribuna, passando da accusato ad accusatore. Per essa deve saper tacere. O difendersi con vantaggio in modo da riconquistare con la libert le sue possibilit d'azione.
La verit noi la dobbiamo solo ai nostri fratelli e compagni, alla nostra classe, al nostro Partito.
Di fronte ai poliziotti, ai giudici non dimenticare mai che sono i servi dei ricchi, addetti alle incombenze pi basse; che, se sono i pi forti, siamo comunque noi, senza possibilit di dubbio, che abbiamo ragione su di loro; che essi difendono servilmente un ordine iniquo, nocivo, condannato dalla storia; mentre noi lavoriamo per la sola grande causa del nostro tempo: per la trasformazione del mondo tramite la liberazione del lavoro.
L'ingegnosit
L'applicazione di queste poche regole esige una qualit che ogni militante dovrebbe coltivare: l'ingegnosit.
...Un compagno si reca in una casa sorvegliata, in un appartamento situato al quarto piano. Appena comincia a salire le scale, tre signori dall'aria equivoca si mettono a seguirlo. Vanno nello stesso posto. Al secondo piano, il compagno si ferma, suona alla porta di un medico e si informa delle ore in cui fa gabinetto. Gli sbirri passano oltre.
Inseguito in una strada di Pietroburgo, sul punto di essere braccato dalla polizia un rivoluzionario si volta all'improvviso sulla soglia di una porta brandendo in pugno un oggetto nero; "Attenti alla bomba". Gli inseguitori hanno un momento di esitazione. L'inseguito scompare nel corridoio, la casa ha due uscite, se la batte. La bomba era solo il suo cappello appallottolato!
...In un paese in cui la stampa comunista  proibita, un libraio introduce pacchi di memorie di John Rockefeller: Come sono diventato miliardario. A partire da pag. 4 il testo  di Lenin: Sulla via della insurrezione.
Un'ultima raccomandazione
Guardarsi dalle manie cospiratorie, dalle arie da indiziati, dai toni misteriosi, dalla drammatizzazione delle cose semplici, dagli atteggiamenti "cospiratori". La maggior virt del rivoluzionario  la semplicit, il disdegno di ogni posa, anche... "rivoluzionaria", e sopratutto cospirativa.
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FINE.
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NOTE al testo.
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(1) Episodio interessante, per i principi cui si ispir ma soprattutto per l'epilogo che lo coron, fu la "rivolta pacifica" dei Diggers. Gli Zappatori erano i veri esclusi dai benefici della rivoluzione cromwelliana, i contadini alla continua ricerca di terre libere che, quand'anche riuscirono a sfuggire ai landlords nobili, ai country gentlemen e ai meno aristocratici yeomen, si ritrovarono di l a poco a fare i conti con le implacabili recinzioni. A differenza dei Levellers, parenti poveri della borghesia che esprimevano interessi ormai in via di superamento nell'assetto produttivo che si delineava, i Diggers interpretavano, seppure confusamente, le esigenze conflittuali del futuro, rincorrendo a modo loro l'utopia realizzabile del comunismo.
Nell'aprile del 1649 si armarono di zappa e piccone, non certo per percuotere le "teste tonde" puritane, ma per lavorare la terra della splendida regione del Surrey. Gerard Winstanley, loro condottiero, faceva ricorso all'autorit della Bibbia per accendere la passione dei propri seguaci e conferire sacra legittimit agli obiettivi. "Io vi dico che la sacra scrittura sar realmente e concretamente realizzata. I poveri erediteranno la terra".
Cromwell riusc egregiamente a disarticolare il fronte dei ribelli mettendo in opera un esempio straordinario di trattamento differenziato. Partenza per la riconquista dell'Irlanda per tutti. I pi irriducibili condannati a combattere, gli altri invitati a colonizzare i terreni dell'antico nemico. Volevate la terra, eccovi la verde Irlanda.
(2) Il riferimento alla Chiesa cattolica romana, non esclude, ovviamente, dal discorso generale sulla intolleranza religiosa, strettamente intrecciata agli interessi costituiti, le dottrine della Riforma e le loro applicazioni temporali. Si veda in proposito il trattamento riservato da protestanti, puritani, luterani, ecc... ai "nemici della loro fede". Giustamente, a proposito del fanatismo religioso, Voltaire scrisse, nel celebre "Trattato sulla tolleranza": "Nell'uno e nell'altro caso, l'abuso della pi santa delle religioni ha prodotto un grande delitto.  dunque interesse del genere umano esaminare se la religione deve essere caritatevole o barbara".
(3) Un aspetto di solito ignorato della delazione e confessione  quello che va sotto il nome generico di "tortura". L'ipocrisia occidentale rifugge dalla verit, al punto che gran parte degli sforzi fatti dall'ideologia dominante servono a mistificare la realt e a dissimulare i falsi, sotto un'abile cortina di parole...
Ma chi rifletta anche solo superficialmente sul discorso fin qui svolto non pu, certo, fare a meno di riconoscere che l dove l'istituto principale dell'inchiesta e dell'accertamento dei fatti processuali  la confessione (tradimento, delazione, autodelazione, ecc.), per questo stesso fatto il perno dell'interrogatorio diventer o la collaborazione o la coercizione.
Nel primo caso la legge assicura agevolazioni o, addirittura, impunit al "pentito", accordando "indulgenze" proporzionali alla quantit delle informazioni e delle "prove" spontaneamente fornite; nel secondo caso l'inquisizione provvede a fare "riflettere" l'imputato. Un tempo l'accusato reticente veniva appeso per le mani o per i piedi a ferri infissi nel muro e tenuto in questa posizione per alcuni giorni, nel buio pi profondo, senza cibo e, spesso, senza acqua. Il trattamento, dicono i cronisti dell'epoca, era infallibile. Prima o poi il sospettato si pentiva dei propri peccati e "spontaneamente" confessava. Nei casi pi difficili, quando il "demonio aveva gi intaccato in profondit l'anima del reo", occorreva ricorrere a maniere pi energiche: ferri roventi, ruote di tortura, tenaglie, pali, viti, spezzaossa ecc. Insomma: un intero arsenale del convincimento era a disposizione della verit... dei giudici, pronto a vincere la insana resistenza anche degli accusati pi riottosi.
Il principio, mutati i tempi e gli orrori dei tempi, resta valido: di fronte alle molte confessioni pubblicizzate dai giornali come "spontanee" occorre domandarsi quali strumenti di persuasione, occulta o manifesta, psicologica o fisica, siano stati usati.
Ma poi, la stessa minaccia di una carcerazione a tempo indeterminato, senza possibilit di difesa, alla merc di un giudizio vago e snervante come le ombre del Limbo, non  gi una forma raffinata di tortura della mente come del corpo?
(4) Riconoscere l'origine sociale del fenomeno, che va sotto il nome di "cultura e inclinazione alla delazione", non significa, per, ignorare l'uso che il potere pu fare di questi istituti, sia a livello poliziesco che a livello di "controrivoluzione psicologica".
Una volta assodate le cause oggettive dell'epidemia occorre riflettere anche sull'articolazione istituzionale che la "confessione" e la collaborazione assumono nei vari segmenti del sistema.
Assai complesso il discorso sugli agenti, i mezzi e le modalit della "controrivoluzione psicologica". I suoi molteplici elementi, tuttavia, confluiscono in un denominatore progettuale comune: demoralizzare le avanguardie di classe; creare una crisi di identit lacerante nel movimento; sventrare ideologicamente le istanze sociali pi combattive. Il messaggio reiterato che tali campagne amplificano  il seguente: l'antagonismo  una parola morta, esso non ha nerbo, non ha dignit, non ha prospettive. Il movimento rivoluzionario o  minato dalle infiltrazioni o  tarato da fragilit costituzionali. Mediante la cassa di risonanza, di cui si avvale la controrivoluzione psicologica, spie e deboli vengono accomunati in un amalgama puzzolente, verso il quale "chiunque abbia un minimo di dignit" non pu fare a meno di provare schifo e disprezzo.
Lo stratagemma della "desolidarizzazione"  vecchio come il mondo, ma continua a funzionare, perch la calunnia e la demolizione morale dell'avversario non sono solo artifici estemporanei, bens rappresentano vere e proprie costanti scientifiche dell'apparato ideologico dominante.
(5) Esemplare, a questo proposito, la storia del cosacco Pugaciv. Capopopolo della rivolta del 1771, anti-zar per vocazione, rappresentava la tradizione autoctona e indipendente delle regioni periferiche che si organizzavano in resistenza armata contro l'inevitabile affermarsi dello stato nazionale. Nella "riproduzione materiale" delle trib cosacche, come nello stile comunitario e autogestito della vita sociale, troppi erano gli elementi di intollerabile incongruenza col processo di centralizzazione amministrativa.
Le scorrerie sul Mar Caspio, gli assalti ai bastimenti mercantili persiani, e il saccheggio dei villaggi della costa erano troppo dissonanti con la politica di collaborazione commerciale avviata da Caterina II. Lo sci cominci a rammaricarsi e Mosca invi sui fiumi Don e Jaik le prime lettere di ammonizione.
Gli antichi diritti di pesca e caccia si rivelavano incompatibili con la creazione di uno stato patrimoniale, con l'accentramento non solo delle funzioni di governo, ma della stessa ricchezza naturale. E Mosca invi i gabellieri e gli implacabili funzionari fiscali.
Intollerabile poi l'esistenza di un'armata come quella cosacca, agguerrita e temibile, potenziale contro-potere. E qui si pens bene di interpellare il dicastero militare e chiedere l'immediato intervento degli "strjelzy", la milizia zarista.
La battaglia cosacca era persa in partenza. E gi dall'inizio la figura di Pugaciv si prestava al tradimento. Terribile coi suoi stessi amici, si presentava come erede di diritto del potere, incarnazione del volere divino della sua saggezza e infallibilit. Al dominio di Caterina II se ne contrapponeva un altro, circonfuso della medesima aura sacrale, ma di segno opposto.
Infranto rapidamente il tab zarista, era possibile distruggere il suo sostituto con altrettale semplicit.
Puskin racconta: "I suoi complici, considerando da una parte la rovina inevitabile e dall'altra la speranza del perdono, si misero d'accordo fra loro e decisero di consegnarlo al governo"
E, nella tradizione della pubblica auto-accusa che getta le armi e riconosce nel potere dominante l'unica "armonia universale", lo stesso eroe scoppi nel pianto purificatore della punizione meritata. In ginocchio davanti alla Patria ferita, tuon: "Era volont di Dio punire la Russia attraverso la mia scelleratezza!!!" E, rincorrendo un improbabile perdono, non manc di rimandare ai vecchi amici, moltiplicandole, le accuse che questi gli rivolgevano. "Voi mi avete rovinato; voi per alcuni giorni di seguito mi avete scongiurato di assumere il nome del defunto grande Sovrano, a lungo mi rifiutai, ma quando acconsentii, tutto quello che facevo era d'accordo con la vostra volont e il vostro consenso; voi invece avete agito a mia insaputa e persino contro la mia volont".
Ma le delazioni reciproche e l'intreccio delle invettive accusatorie sortirono l'unico risultato irrinunciabile da parte del potere: il trionfo dell'ordine, attraverso l'ostensione del corpo dilaniato dei demoni.
"Fu rinchiuso nella Zecca dove dalla mattina alla sera, per due mesi, i curiosi poterono vederlo incatenato al muro, ancora terribile pur nella sua impotenza. Si racconta che molte donne svennero per il suo sguardo di fuoco e la sua voce minacciosa." Da allora, per cancellare il ricordo della rivolta, il turbolento fiume Jaik si chiam Ural.
(6) La ribellione dei contadini tedeschi del '500 fornisce un ulteriore esempio di disfatta rivoluzionaria che, implicita nell'abissale gap militare, viene sancita dal conclusivo intervenire del tradimento. "Nella sua ira Dio ha dato i signori e i prncipi al mondo e nel suo furore vuole di nuovo deporli."
 questa la sfida del chiliasmo, la minaccia infiammata di Thomas Mnzer e del suo esercito di straccioni. Zimmermann, Engels, Bloch e Kautsky hanno studiato a fondo l'episodio cercando di sviscerarne le cause e giustificarne gli esiti.
Per Engels  una questione di alleanze non ancora maturate: dei piccoli borghesi non ci si pu assolutamente fidare, tranne quando si  vinto; allora se ne vanno per le birrerie e gridano in modo assordante. Il sottoproletariato, "questo mazzo di elementi squalificati, che pianta il suo quartiere generale nelle grandi citt,  il peggiore di tutti i possibili alleati". Non a caso, continua Engels, ogni rivolta operaia che si rispetti ha espresso a chiare lettere il suo giudizio: "Morte ai ladri!"
Kautsky vede nel guscio mistico-religioso di Mnzer un indice della debolezza reale del ribellismo egualitario, che non riuscendo a tradursi in proposta organizzativa per una nuova struttura economico-sociale, utilizzava strumenti oscuri e irrazionali di consenso e coinvolgimento nella lotta.
Il finale dell'impresa chiliasta  comunque istruttivo.
I minatori che avevano giurato di "assalire il nido delle aquile", accettarono di stipulare un contratto di riappacificazione di carattere puramente salariale. Cinquemila contadini vennero massacrati mentre invocavano lo Spirito Santo e cercavano di decifrare la "Parola Vivente" per trarne consiglio e guida. E, appendice scontata della sconfitta ormai imminente, ecco insinuarsi la delazione, il pentimento tardivo di alcuni caporali che non potevano pi impartire ordini a un esercito in rotta.
Ernest Bloch cos riferisce: Da una spia che si era infiltrata furono svelati ai prncipi moltissimi particolari sulla lega segreta... "Mnzer fu pesantemente incolpato dall'esattore Zeyss, dal sindaco di Allstedt e da due membri del consiglio del luogo. Essi erano povera gente, poco avveduta, che avevano agito per istigazione del predicatore, con tal sorta di argomenti si discolpavano questi borghesucci pavidi e mansueti, essi che pur avevano partecipato alle sommosse..." E ancora: "I contadini non avevano neppure abbastanza polvere per caricare i loro pochi cannoni. Chi doveva procurarla era scomparso all'ultimo momento con il denaro..." E infine: "I contadini dei villaggi consegnarono agli stessi prncipi i loro capi e i predicatori con le mani legate; alle donne, per ottenere la liberazione dei loro uomini, fu ordinato di battere a randellate i predicatori imprigionati fintanto che il cervello non penzolasse dai bastoni..." Lo stesso Mnzer venne consegnato fra le acclamazioni al langravio e al duca Giorgio.
(7) I socialisti rivoluzionari ai tempi d'oro del partito ebbero Azeff la cui attivit fu forse pi vasta e pi singolare di quella di Malinovsky. A questo proposito si veda il libro di Jean Longuet, Terroristes et Policiers.
(8) D'altra parte, le iniziative individuali o collettive conformi ai bisogni e alle aspirazioni del partito - cio del proletariato - vi acquistano la massima efficacia.
(9) I. Kaliaeff giustizi secondo l'ordine del partito socialista rivoluzionario, il granduca Sergio (Mosca 1905) e fu impiccato. Egor Sazonoff giustizi lo stesso anno a Pietroburgo il presidente del consiglio Plehve. Condannato a morte, graziato, mandato ai lavori forzati, amnistiato si suicid nel bagno penale di Akatui, pochi mesi prima dello scadere della pena per protesta contro le sevizie di cui erano oggetto i suoi compagni di prigionia. Questi due uomini, di una grande bellezza morale, hanno lasciato in Russia un ricordo profondo.
(10) Stolypin capo del governo dello zar nel periodo di implacabile reazione che segu la rivoluzione del 1905, cerc di consolidare il regime con una repressione sistematica e con riforme agrarie.
(11) Poco numerosi, i massimalisti dissidenti dal partito socialista rivoluzionario, cui rimproveravano la corruzione dei suoi capi ed una ideologia opportunista, con teorie estremiste e fantasiose. Furono soprattutto terroristi intrepidi. Ne restano pochi, vicini ai socialisti rivoluzionari di sinistra.
(12) Salomon Ryss pag cara la sua audacia. Arrestato nel sud della Russia dopo diverse azioni poliziesche, dovette difendersi davanti ai giudici dal terribile sospetto dei suoi compagni di lotta, rifiut di "riprendere servizio" nell'Okhrana e condannato a morte a Kiev mor da rivoluzionario.
(13) Raymond Recouly rovescia ancora sui giornali per bene della borghesia il suo esaltante patriottismo... il denaro non ha odore.
(14) Haase, leader della socialdemocrazia tedesca, ucciso nel 1919 da un pazzo: Dane, menscevico russo.
(15) Una collaborazione intima  quasi di regola tra le polizie degli stati capitalistici, per cui si potrebbe in un certo senso parlare di polizia internazionale. Sugli inizi della collaborazione fra l'Okhrana degli zar e la Sret della III Repubblica Francese si trovano delle interessanti e dettagliate pagine in un vecchio libro di Ernest Daudet, La storia diplomatica dell'alleanza franco-russa 1894. Vi si vedono i signori de Freyssinet, Ribot, Constant, allora ministri, definire con l'ambasciatore di Russia Morenheim l'arresto di un gruppo di nichilisti organizzato dalla spia Landesen (che pi tardi sotto il nome di Harting, segu una carriera diplomatica in Francia e ricevette la Legion d'onore). Un altro libro pure dimenticato L'alleanza franco-russa di Jules Hansen, conferma quanto scritto. In fine il vecchio capo della Sret, Goron afferma nelle sue memorie che il prefetto di Parigi richiese al capo della polizia russa a Parigi (R. Ratchovsky) l'aiuto degli agenti per la sorveglianza di alcuni emigrati (citazione di V. Burtsev). Soffermiamoci su queste dichiarazioni, bench vecchie: esse sono sottoscritte da uomini che non si potr sospettare di denigrare il governo francese. Citiamo alcuni fatti molto pi recenti che non hanno avuto nemmeno sulla stampa operaia l'attenzione che meritavano. Nel febbraio del 1922, Nicolau Fort, uno dei presunti assassini del primo ministro spagnolo Dato, e sua moglie Joaquina Concepcion, venivano consegnati dalla polizia tedesca alla polizia spagnola per l'intermediario della polizia francese. Il trasferimento avvenne nel massimo segreto. Il governo spagnolo pag alla polizia berlinese una grossa somma. Nel 1925, sotto il governo Herriot, la gendarmeria e la polizia francese ricacciarono in diverse riprese, alla frontiera dei Pirenei, operai spagnoli braccati dalla polizia di Primo de Rivera.
(16) Pubblicista, liberale, Vladimir Burtsev si consacr alla storia del movimento rivoluzionario e alla lotta contro la provocazione poliziesca. Smascher i provocatori Azeff, Marting-Landesen, e molti altri. Esalt contro l'antico regime il terrorismo individuale. Dopo la caduta dello zarismo devi molto rapidamente, verso la contro rivoluzione, come la maggior parte dei socialisti rivoluzionari suoi compagni di lotta. Amico e collaboratore di G. Herv, parteggiante per l'intervento in Russia, divenne agente della propaganda di Denikin, Kolciak e di Wrangel a Parigi.
(17) Tutta la corrispondenza di questo individuo e dei suoi capi  molto significativa. Vi troviamo il direttore della Sicurezza di Pietroburgo, assicurare Krassilnilov che le autorit russe smentiranno in ogni circostanza la sua appartenenza alla polizia russa. Si vede questo strano "consigliere di ambasciata", suo titolo ufficiale, organizzare un intrigo molto complicato per sventare le ricerche di Burtsev. Un agente della polizia russa all'estero, Jollivet entra in relazione con Burtsev gli d delle informazioni e si incarica di sorvegliare una persona sospetta di provocazione. In realt sorveglia lo stesso Burtsev e ne informa l'Okhrana. Spionaggio e tradimento da terzo grado.
(18) Il dossier di sorveglianza delle organizzazioni social-democratiche, per il solo anno 1912, conta 250 grossi volumi.
(19) Divenuto poi patriottardo governativo e poliziotto. Il partito di Pilsudski.
(20) Konspirativno?
(21) Il falegname S. Khalturin, fondatore nel 1878 dell'Unione settentrionale degli operai russi, fu uno dei veri precursori del movimento operaio in Russia. In anticipo di un quarto di secolo rispetto al suo tempo, pens che la rivoluzione dovesse compiersi per mezzo di uno sciopero generale. Assunto come falegname nel personale operaio del Palazzo d'Inverno, dorm a lungo su di un materasso che riempiva a poco a poco di dinamite... Alessandro II scamp all'esplosione del 5 febbraio 1880. Khalturin fu impiccato pi tardi, dopo aver assassinato il procuratore Strelnikov di Kiev. Era giunto al terrorismo attraverso la provocazione poliziesca che distrusse il suo gruppo operaio.  una figura grande e nobile della storia della rivoluzione russa.
(22) La repubblica democratica di Kerensky aveva creduto di poterli risparmiare e qualcuno  riuscito ad espatriare.
(23) Una circolare del ministro Jarres, prescriveva, nel 1924, alle autorit locali di perseguitare e di arrestare tutti i militanti operai rivoluzionari. Si sa che questa circolare ha causato l'arresto di circa 7000 comunisti.
(24) Il P. C. Jugoslavo si  ricostituito nell'illegalit. Esso conta oggi molte migliaia di membri.
(25) Cfr. Lenin "Che fare?".
(26) Vedi S.H.R.W.D. in "The labur spy" (Lo spione operaio) in The New Republic, New York; e il romanzo di Upton Sinclair, "100 %".
(27) Jean Maxe  stato identificato dalla rivista "les Humbles".  un certo M. Jean Didier abitante a Parigi (XVIII). Veramente, le sue laboriose elucubrazioni "il complotto clartista-giudeo-germanico bolscevico" derivano pi da una letteratura pazzoide che da un serio lavoro poliziesco. Tuttavia la borghesia francese lo apprezza.
(28) Oramai, in grandi paesi capitalisti, ogni guerra tender sempre di pi a sdoppiarsi, all'interno, in guerra di classe. L'industria di guerra e lo stato di guerra di una nazione richiedono la distruzione preliminare del movimento operaio rivoluzionario. Mi sono sforzato di dimostrare in una serie di articoli dedicati alla guerra di ritorno, che la mobilitazione sar il soffocamento, pi rapido possibile, del proletariato organizzato. Resisteranno al colpo solo le organizzazioni, i partiti, i sindacati, i gruppi che vi saranno preparati.  prudente esaminare a fondo questo problema.
(29) Quando Egor Sazanoff gett la sua bomba sulla carrozza di von Plehve (Pietroburgo 1905) il ministro fu ucciso e il terrorista gravemente ferito. Portato all'ospedale, il ferito fu circondato da spie sagaci alle quali venne dato l'incarico di stenografare anche la minima parola che avesse pronunciato nel delirio. Quando Sazanoff riprese conoscenza fu interrogato duramente. Dalla prigione scrisse ai suoi compagni: "Ricordatevi che il nemico  infinitamente vile"! L'Okhrana spinse la sua imprudenza fino a mettere a disposizione degli imputati dei falsi avvocati.
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FINE.